La peste nera in Oriente

 

 

Esistono diverse fonti letterarie che testimoniano della presenza della peste in Oriente nel corso dei secoli XIV e XV. In modo sintetico e schematico si riportano qui alcune di queste testimonianze:

 Secondo Michele da Piazza1 la peste sarebbe arrivata con delle navi genovesi. Sembra che la peste fosse comparsa a Caffa, una colonia genovese nel mar Nero. Costantinopoli fu raggiunta ancora prima di Messina.

Nel 1348 l’epidemia arrivò in Siria e in Egitto.

Qui di seguito 2 libri che parlano della peste.

 

Ibn Battuta2 (la presunta peste fu vista nel 1345) "la peste in India"

Il protagonista andò a Mutrah e vide delle persone malate che morivano il 2° o al massimo il 4° giorno dal contagio.

Prima vide una schiava che diceva di essere sana e che morì il giorno dopo, poi incontrò una signora e il figlio, regalò loro dei soldi, ma il giorno seguente la madre tornò chiedendo un lenzuolo per il bambino cadavere.

 

Cronista arabo di Sira "la peste colpisce Damasco"

La gente di Damasco sapeva di rischiare il contagio: il 7 Giugno 1348 la folla legge 3363 volte una parte del Corano per penitenza. In quel mese la mortalità era di 100 casi al giorno. A luglio la mortalità crebbe fino a 200 morti giornalieri e, dopo molte preghiere, nel mese di Agosto si registrarono 300 casi al giorno.

I flagellanti e la caccia all’ebreo

Una cronaca tratta dal Vraies Chroniques (resoconto degli avvenimenti della Francia e delle Fiandre dal 1326 al 1361):

"Gli uomini si flagellano per farsi perdonare i loro peccati"

Credendo che la peste sia stata mandata da Dio, i popoli della Germania (soprattutto) andavano in gruppi in giro per le città sventolando bandiere e cantando canzoni che inneggiassero alla Madonna e a Dio e si fermavano due volte al giorno in piazza picchiandosi in segno di grande umiltà. A Liegi (città tedesca) questi erano considerati come segni divini ed erano pagati e ospitati dalla gente della città. Con il passare del tempo molte persone presero esempio da questi flagellanti e così il numero di queste persone crebbe. Il loro comportamento metteva in crisi la chiesa e di conseguenza furono obbligati a smettere; incolparono così gli ebrei che, secondo loro, avevano avvelenato i pozzi.

 

Brano scritto nella città tedesca di Erfurt "La caccia agli ebrei"

Nel marzo 1349 nella Turingia gli ebrei furono accusati di aver avvelenato i pozzi e furono uccisi

Il 21 Marzo 1349 a Erfurt furono uccisi più di 100 ebrei. Oltre 3000 ebrei si uccisero incendiando le loro case.

Lo stesso giorno a Mulhausen furono uccisi altri ebrei e, praticamente in tutta la Germania si bruciarono vivi 

 

 

Marco Mora

1.Michele da Piazza….

2. Bibliografia… V. anche "I meravigliosi viaggi di Ibn Battuta"