Epidemie

 

Successivamente allo sbarco di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo si ebbero molte manifestazioni di epidemie, infatti gli Europei, oltre ad equipaggi trasportavano con loro dei batteri di malattie infettive come vaiolo, morbillo, pertosse, orecchioni, rosolia e la normale influenza. Il loro impatto sulle popolazioni indigene fu devastante; molte di queste malattie erano sconosciute ed inoltre l’America era un territorio vergine dal punto di vista sanitario.

Lo scrittore George Percy scrive nelle sue "Observations" che non fu difficile sopraffare gli indigeni in quanto erano sistematicamente colpiti da questa malattie; infatti per gli Europei tutte queste epidemie furono degli alleati che li aiutarono a colonizzare il Nuovo mondo.

Alcuni studiosi considerano ancora la decimazione degli indiani irachesi causata dall’influenza, la stessa che noi superiamo in 3-4 giorni con al massimo un po' di febbre, ma con la quale in America morirono milioni di persone.

Una delle malattie che causò più morti fu il vaiolo che giunse al di là dell’Oceano Atlantico nel 1518, e che sterminò gli Aurichi a Tahiti, gli Aztechi, gli Incas e i Maya. In nordamerica la situazione non fu molto diversa in quanto a metà del ‘600 il vaiolo uccise le popolazioni centro e sud-orientali.

Ad un certo punto del colonialismo si pensò che fosse Dio a mandare le peggiori epidemie agli indiani per punirli, così i virus furono considerati l’arma divina di una guerra santa.

Un’altra ondata di epidemie fu portata dalle navi che trasportavano gli schiavi africani nel ‘700 le quali diffusero così la febbre gialla e la malaria; ma questa volta gli Europei non fecero ritorno a mani vuote, in quanto portarono alcune malattie allora presenti in America (es: il flagello della sifilide del 1500-1800 fu portato dall’America).

Tuttora comunque l’interesse per la "storia biologica" dell’umanità, legata alle grandi scoperte geografiche, sta spingendo molti studiosi a compiere ricerche attraverso carte geografiche e addirittura attraverso i rari resti umani giunti fino a noi; in questo modo si potrebbe finalmente definire il fondamentale ruolo che hanno avuto le epidemie sulla conquista del Nuovo Mondo.

ospedale
Un ospedale del Medioevo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’AIDS DELL’ANTICO TESTAMENTO

La storia è costellata di epidemie, spesso di tale portata da aver decimato intere popolazioni e nazioni, modificando il corso delle guerre e delle conquiste. La più antica epidemia viene riportata addirittura nella Bibbia e si racconta che fu una malattia sconosciuta a contagio sessuale che uccise 24 mila israeliti (epidemia che è stata collegata da alcuni studiosi all'aids in quanto è avvenuta quando gli israeliti si sono uniti con delle prostitute moabite).

Un’altra famosa epidemia dell’antichità fu la peste di Atene, di cui è conservata una lucidissima cronistoria attraverso le parole dello storico greco Tucidide, e che provocò migliaia di morti fra il 430 e il 427 a.c. Anche l’antica Roma fu colpita da diverse epidemie come quella del 262 d.c. che causò 5 mila morti al giorno.

A partire dal ‘300 fino a tutto il ‘600 l’Europa fu devastata da ondate di peste che, attraverso i crociati e gli avventurieri, dilagò anche in Asia Minore, fino alla Cina (una delle più importanti, ricordata anche da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, fu quella del 1628). Le epidemie di peste si ridussero notevolmente quando si comprese quale ne era la causa (i topi) e si cominciarono a prendere misure di igiene pubblica, anche se ciò non impedì che nel 1894 la malattia ricomparisse a Hong Kong e da qui, attraverso i traffici marittimi, dilagasse in India. Sempre nell’800 un' epidemia poco nota è stata quella di malaria che colpì gli Usa nel corso della guerra civile (1861-1865) la stessa che nel 1918-1919 uccise anche in Europa ; infine nella seconda guerra mondiale i teatri del conflitto furono devastati dalla malaria, dall’epatite e dalla gonorrea.

Sara Giugliano