Villani e la peste
Giovanni Villani morì vittima della peste e non potè scrivere tutta la sua Cronica, essa venne così continuata dal fratello Matteo Villani. Il confronto fra le due testimonianze ci mostra prima di tutto una valutazione molto diversa sul numero dei morti rispetto ad altre fonti. Infatti stando a Giovanni Villani l’epidemia del 1340 avrebbe provocato la morte di 15000 persone, un sesto del totale degli abitanti di Firenze, che dovevano essere perciò 90000. Otto anni dopo Matteo Villani parla di 3/5 della popolazione deceduti che, secondo lui corrispondono a 50000 unità. Da qui si capisce che le perdite del 40 erano state già recuperate dall'incremento demografico.
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Raffigurazione della peste di Firenze
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Altre fonti invece testimoniano di 96000 vittime (Marchionne) o addirittura 100000 (Boccaccio).
Matteo Villani afferma che i mali sono mandati da Dio per i peccati commessi dagli uomini. Nel 1346 si congiungono i pianeti sotto il segno dell’acquario e a questo fatto venne attribuita la causa di una pestilenza. Questa colpì uomini di ogni età e sesso e si estese per diverse zone come per esempio l’Asia, la zona del mar Nero, la Siria e la Turchia. Molti mercanti italiani cercarono di scappare e di portare le loro cose in Italia, ma molti morivano in mare e quando questi mercanti arrivavano in Cicilia (Sicilia) diffusero anche qui la peste. Anche l’Africa venne colpita e la pestilenza si diffuse sempre più verso nord, fino a quando invase le isole del Mediterraneo (Sardegna, Corsica).
Nel 1348 tutta l’Italia era infettata, tranne Milano e dintorni. Nel medesimo anno si diffuse in Proenza (Provenza), in Savoi (Savoia), nel Dalfinato (Delfinato), in Borgogna e in Marsilia (Marsiglia). Nel 49 arrivò fino all’oceano (Inghilterra).
Giovanni Villani invece racconta dell’epidemia del 1340; in quell’ anno apparve una cometa e con quella anche la peste. Questa causò la fame, infatti i prezzi salirono e inoltre le grandinate sempre frequenti rovinarono i raccolti.
Le cause delle pestilenze furono soprattutto di due tipi: religiose, (Villani afferma che i mali sono mandati da Dio) e naturali, come per esempio le comete.
I rimedi a queste pestilenze non servirono a fermarne la velocità. Si cercò tramite la religione e quindi tramite processioni e sacrifici di chiedere l’aiuto di Dio, perché i medici non erano in grado di curare la malattia. Alcune persone si isolarono per non infettarsi, ma spesso queste erano la prime a essere colpite dall’epidemia, mentre i poveri che aiutavano i malati spesso sopravvivevano. La società ebbe diverse reazioni, infatti finita l’epidemia, i sopravvissuti vivevano da disonesti e si davano alla lussuria e Villani, riguardo a questo, dà un giudizio molto negativo. Spesso fra i malati c’era poca solidarietà anche all’interno delle stesse famiglie e molta gente cercava di scappare. Da queste notizie si può capire come la peste si sia estesa velocemente, diffondendosi non in base a classi sociali , al sesso o all'età e come la sua azione sia stata disastrosa.