Zane Crepo, segretario e Maestro di Musica
Giovanni Ghedina, è uno dei personaggi più significativi della storia d’Ampezzo della prima metà del secolo XX. Nacque nel 1876, figlio di Piero Crèpo da Majòn d’Ampezzo; dal 1897 al 1900 compì i tre anni di servizio militare a Vienna nel 3° Reggimento dei Kaiserjager, Cacciatori Tirolesi dell’Imperatore. Appassionato di musica, fece parte della banda del Reggimento come esperto conoscitore di tutti gli strumenti. Ne acquistò molti e nella sua casa di Majon suonava o ascoltava musica insegnando a molti appassionati come lui. Il 31 ottobre 1900 chiese di essere assunto in Comune come “diurnista” cioè impiegato giornaliero. Lo stipendio era considerevole: 800 Corone annue. Gli aspiranti erano dieci, fu scelto il migliore. Dal 1901 ebbe l’incarico di istruire e dirigere la “Società volontaria della banda musicale d’Ampezzo” in sostituzione del maestro della Scuola Industriale Arcangelo Dandrea Pòdar (1862-1935). La “Banda” era stata fondata nel 1861 da Andrea Constantini, Dèa Zìma, direttore delle Scuole Popolari. Ghedina fu stimato per le capacità, il rigore, il senso del dovere e l’amore per il suo paese. Lo dimostra la “Cronistoria della costruzione della Cappella-Ricordo Caduti e Morti Ampezzani nella guerra 1914-1918 e breve biografia degli stessi”. Il 9 novembre 1909 sposò Maria Gaspari; non ebbe figli. Nel 1905 divenne Segretario del Comune mentre era Capocomune Luigi Dimai Filèno da Chiave (1858-1917). Lo stipendio salì a 1.600 Corone annue. Autodidatta, nel 1910 passò la bacchetta di maestro al diplomato Azeglio Rinaldi di Longarone, che rimase fino al 1915. Come Segretario favorì il turismo invernale di Cortina per migliorare la qualità di vita della popolazione. Incoraggiò la costruzione della pista di pattinaggio in Rèvis e delle piste per slitte e per sci da Pocòl, Passo Tre Croci e Fedèra. L’anonimo diarista Ampezzano vide il “Segretario in montura” cioè in divisa, a fianco del Capocomune Agostino Demai Belìn (1870-1920) alla Messa grande del 26 luglio 1914. Si avvicinava il triste giorno della dichiarazione di guerra alla Serbia. Non restava che pregare e partire. In aprile 1915 fu richiamato e arruolato nel 1° Reggimento Territoriali, i Landesschutzen, con altri ventidue compagni di classe. In Comune lasciò un grande vuoto. Lo sostituì il giovane Illuminato de Zanna, classe 1896. In paese erano rimasti pochi uomini validi e il Sindaco non volle rimanere solo nell’amministrazione.
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Cortina d'Ampezzo nel 1915 |
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Ghedina tra i militari non ebbe vita facile. Gli ufficiali austriaci diffidavano dei soldati di lingua italiana. Al minimo sospetto reagivano con provvedimenti duri. Ghedina stesso raccontò che la sera del 6 luglio 1915, nonostante il suo preciso e leale servizio allo Stato come Segretario comunale, fu arrestato per sospetto di spionaggio in compagnia di quattro Ampezzani: Francesco Majoni fu Francesco Bòto da Majòn, Lino Ghedina di Oliva Martìn da Lacedèl, Luigi Menardi fu Arcangelo Bèrto da Crìgnes e di Antonio Recafina fu Vittore dei Morìs da Cortina. I modi furono sbrigativi: arresto e prigionia nel castello di Brunico fino al 16 luglio 1915, poi tutti e cinque internati nel campo di concentramento di Katzenau presso Linz in Austria Superiore. La cittadina austriaca era famosa per la baraccopoli “Barackenlager”, una città di legno costruita per gli irredentisti e per i sospetti di spionaggio. Dovettero trascorrere alcuni mesi di sofferenze e di umiliazioni prima che l’autorità asburgica si convincesse dell’errore commesso. Giovanni riprese il suo servizio militare con fedeltà e correttezza, com’era nel suo stile di vita. In un combattimento riportò una ferita. A Cortina il Sindaco Agostino Demai, incapace di affrontare da solo i problemi amministrativi del paese, rimpiangeva l’efficienza del “Segretario”. Chi lo aveva sostituito non riusciva a districarsi fra la vecchia e nuova gestione. Ghedina era l’unico in grado di preparare un bilancio adatto a essere approvato. E’ difficile ricostruire la sua attività durante la guerra. Il 25 dicembre 1917 l’anonimo diarista ampezzano scriveva: “L’amico Giovanni Ghedina Crepo, che l’amministrazione militare ha lasciato a casa dopo la ferita sul campo ed anzi ha ripreso in questi giorni il lavoro di Segretario comunale…” (M.F.Belli, Cortina d’Ampezzo 1914-1918, dall’Austria all’Italia, pag. 255).
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Mezzi militari italiani entrano in Cortina con i rifornimenti (1916) |
Il Sindaco Demai con il ritorno degli Austriaci a Cortina, si era trasferito a Padova. La rappresentanza comunale fu presieduta dal Capocomune provvisorio Illuminato de Zanna aiutato dal Segretario Ghedina. Assieme affrontarono i problemi più urgenti in quelle giornate difficili per tutti. Un problema urgente era fornire di generi alimentari la popolazione. La fame non risparmiava nessuno, inoltre preoccupava la situazione degli Ampezzani internati in Austria e in Italia. Di loro non giungevano notizie. Annotava l’anonimo diarista: “Sabato 20 aprile 1918. Si riunisce la Rappresentanza comunale. Il Segretario Ghedina sta dando prova di energia, infondendo coraggio. Il paese gli deve molto…”. L’attività a favore della popolazione infastidì il Capitano distrettuale dott. Kreussel che minacciò di spedire in trincea il troppo attivo Zàne Crépo. La gente viveva con il minimo di patate, latte, formaggio e qualche uovo. Il problema era averne. La febbre spagnola mieteva vittime tra civili e militari. Si aggiunse il colera. La parte più attiva del paese era il cimitero. Quasi ogni giorno si aprivano nuove tombe. Il 4 novembre 1918 il Segretario riuscì a far distribuire due chilogrammi a testa di farina. Più che medicine serviva pane per tutti. La gente era esasperata dal comportamento prepotente e incivile del Capitano distrettuale Kreussel, che sottraeva razioni di cibo per allevare di nascosto i suoi maiali. Una folla minacciosa voleva giustizia sommaria. Kreussel si rifugiò spaventato nell’ufficio del Segretario. Ghedina, verificate le irregolarità dell’ufficiale austriaco, costrinse il Capitano a scegliere: o dare le dimissioni o essere consegnato alla folla. Altro che spedire il Segretario in trincea! In quei giorni a Cortina giungevano battaglioni d’assalto affamati. Requisivano tutto quello che trovavano nelle case. La gente minacciava di reagire con le armi. Intervenne ancora una volta Ghedina coinvolgendo un capitano dello Stato Maggiore. “Con la forza della carica e con il prestigio di essere un reduce e un ferito di guerra, Ghedina gli ha esposto la situazione invitandoli ad intervenire onde evitare un massacro fra compatrioti. L’accordo raggiunto è stato il seguente. Il Comune avrebbe fornito viveri a tutti i ventisette reparti del Corpo d’Armata acquartierati a Cortina, a condizione che il Maggiore dei Carinziani sospendesse immediatamente il saccheggio”. Seguì la distribuzione di scatole di maiale e crauti. Con lo stomaco soddisfatto, la testa cominciò a ragionare meglio. Per evitare i saccheggi, Ghedina decise di nominare un comandante responsabile dell’ordine per ogni villaggio. Le armi non mancavano. Nel Municipio era stata ammassata una catasta d’armi e esplosivi abbandonati dalle truppe italiane nel ’17 e austro-ungariche nel ‘18 in ritirata. Per tre giorni e due notti il Segretario non trovò un’ora di riposo, sempre attivo nella difesa d’un paese, che vedeva la fuga degli Austro-ungarici e non sapeva ancora quando sarebbero arrivate le truppe italiane per ristabilire la legalità.
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1918: Austriaci in ritirata sul trenino ampezzano |
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Cortina era in subbuglio tra chi aveva fraternizzato per ventinove mesi con le
truppe italiane e chi aveva accolto con entusiasmo gli Austro-ungarici, che
avevano riportato miseria e carestia. Dal 5 novembre 1917 al 15 novembre 1918
Zane Crépo ebbe il grande merito di aver rifornito il paese del necessario,
evitato vendette e azioni clamorose. Fu un valido collaboratore del giovane
sindaco de Zanna, fu presidente del fondo dei poveri, sostituì il tesoriere,
gli assessori, gli impiegati del Comune ancora coinvolti nella guerra o
profughi. Terminata la guerra oltre agli impegni di Segretario riprese a
ricostituire il Corpo musicale. Insegnò musica a tanti. Gli strumenti non gli
mancavano. In casa sua tutti si sentivano come figli. Con lui la banda musicale
aveva ottenuto un 2° premio al concorso nazionale di Innsbruck. Nel 1924 passò
la direzione ad Angelo Cornacchia che rimase sul podio fino al 1931. Rientrò in
scena ancora una volta Ghedina; vi rimase fino al 1946 quando le condizioni di
salute lo costrinsero ad entrare nell’ombra. Nel primo dopo guerra la nuova
autorità politica gli chiese di presentare i titoli di studio per continuare a
svolgere la funzione di Segretario, nonostante il servizio prestato da circa
vent’anni. La legge non contempla la riconoscenza. Ghedina fu sostituito da un
Segretario che possedeva i titoli, ma non sapeva nulla! In paese si cominciò a
dire con vari toni di voce e allusioni: “Sono
arrivati gli Italiani!”. Ghedina fu retrocesso a impiegato pur svolgendo
il lavoro di sempre. Le amarezze non finirono. Con l’arrivo dei Podestà
incominciarono le incomprensioni pesanti. Fu accusato di essere stato un fedele
servitore dell’Austria. Soltanto nel 1940 un Tribunale lo reintegrò nel
servizio dimostrando false le accuse. Negli anni ’40 le mode subirono rapide
evoluzioni: dal fascismo al nazismo, dalla resistenza alla contro-resistenza,
dai partiti di destra di centro e sinistra e altro ancora. Molti erano confusi,
ma bisognava pur vivere. Ghedina dedicò gli ultimi anni della vita alla
cultura, al teatro, alla musica, al coro della parrocchia, al corpo musicale
cittadino, scrisse e musicò un testo teatrale. Il“Segretario”
visse sempre in funzione di un grande valore: servire il proprio paese con
serietà e impegno civico nonostante il mutare delle situazioni e opinioni
politiche. Per questo meriterebbe
d’essere ricordato con qualcosa di più concreto e importante di queste poche
parole.
PAOLO GIACOMEL