”O
POVERI AMPEZZANI A CHE LEGGI SIAMO RIDOTTI….”
LUIGI
SIORPAES RìNGA, diarista di Staolìn d’Ampezzo
Tra
i tanti diari che in questi anni ho potuto leggere,
mi rimane difficile dire quale sia per
me il più interessante, il più ricco di umanità, il più vario di notizie.
Solitamente quello che più affascina è l’ultimo conosciuto. In ognuno si
riscontrano personaggi e notizie, che diventano sempre più chiare
collegandole con altre d’autori diversi. Ogni diarista è un maestro di
vita, un indicatore di soluzioni, un risolutore di problemi. Un diario consente
di entrare nella vita quotidiana d’un paese in guerra. Oltre 700 uomini di
Cortina erano partiti nell’agosto 1914 per il fronte russo della Galizia, per
difendere l’onore del loro Imperatore Francesco Giuseppe I in seguito
all’attentato di Sarajevo dove era stato ucciso l’erede al trono Francesco
Ferdinando. Quando il 23 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria,
la sorpresa fu per il popolo, non per i diplomatici. Durante le guerre
balcaniche Vienna aveva sperimentato che le comunicazioni segrete al Governo
italiano regolarmente il giorno dopo erano state trasmesse allo zar di Russia,
alleato della Serbia e amico del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena
di Montenegro. A difendere il confine del Tirolo dall’avanzata dell’esercito
italiano rimasero gli Standschutzen. I fucili Mannlicher erano tutti in Galizia
contro i Russi; a loro disposizione c’erano i vecchi
Wendl con scarsità di cartucce. Erano insufficienti le uniformi, le
attrezzature per i genieri, la batteria da cucina e il necessario per il
servizio sanitario e delle comunicazioni. Nonostante tutto il 22 maggio gli
Standschutzen erano al loro posto ad attendere l’avanzata dell’esercito
italiano.
In
questo contesto si inserisce il diario
di Luigi Siorpaes Rìnga. Chi era costui? Il cognome Siorpaes a Cortina è
diffuso, perciò i diversi rami di famiglie si distinguono con un soprannome. Lo
storico Pietro Alverà afferma che “Siorpaés” deriva dal nome di
battesimo “Paésis”, molto usato nei secoli XIV e XV, con
l’aggiunta del titolo di “ser”,
cioè “messer”, cioè “mio signore”. Quindi Siorpaes è il risultato di “messer Paesis”,
contratto poi in “Paès”. Ad Auronzo di Cadore ancora oggi è
diffuso il cognome “Paès”. Nella storia di Cortina s’incontra nel
1356 “Ser Paesio de donna Donella di Stablino” (Staulino?), testimone
di un contratto tra il monastero d’Ampezzo e la chiesa parrocchiale di San
Giacomo; nel 1458 un documento riporta Rizardinus quondam (fu, di) ser Paesis de
Stablino sindaco della Regola di Lareto Alto; nel 1469 Meneghellus qd. Ser
Paesis marìgo della Regola di Lareto Alto. In quegli anni i documenti ufficiali
venivano scritti in latino, lingua del clero, dei notai e dei giuristi. La
digressione storica mette in rilievo il diarista Luigi Siorpaes denominato “Rìnga”.
I soprannomi non hanno sempre un significato chiaro. A Cortina, oltre ai Rìnga
ci sono i Siorpaes Cùrti, Grabiè, da Fiàmes, de Catìna, Valbòna, Péar, de
Sànto, e Salvadòr. Luigi in famiglia e dagli amici era chiamato “Igi”. La
“g” della lingua ladino-ampezzana ha un suono simile alla”s” dolce di
rosa. I
Rìnga erano due fratelli, Luigi e Giovanni. Luigi
dedicò la sua vita al lavoro della campagna, all’allevamento, alla
cura dei prati e del bosco. Giovanni sposò Caterina Alverà Graèra, sorella di
Isidoro, autore d’un diario di
guerra, “Libretto di notificazioni principali durante l’anno di guerra
1915”. Da sempre nelle famiglie ampezzane si conservò la buona abitudine
di leggere e scrivere. I soldati ampezzani scrissero molto. Diari, memorie,
libretti, ricordi e soprattutto centinaia e centinaia di lettere, di cartoline e
di appunti vari, formano un
patrimonio di documenti preziosi per ricostruire la vita del soldato semplice al
di fuori della retorica dei comunicati ufficiali.
Di
Luigi Siorpaes non bisogna soffermarsi su come, ma cosa scrive. L’ortografia
non è sempre corretta. La grammatica rimase un lontano ricordo delle Scuole
Popolari. In Ampezzo tutti dopo la scuola primaria, popolare, elementare
frequentavano la Scuola di disegno o la scuola di falegnameria e intarsio o la
scuola di filigrana, l’imperial regia scuola
industriale – tecnica. Il diario inizia il 24 maggio 1915 con una
semplice e fredda notizia: “Li 24 maggio 1915 li Ampezzani
lasciarono entrare gli Italiani senza nessuna opposizione”. Più che
preoccupato dei grandi fatti della guerra, il diarista guarda con apprensione
l’arrivo di tanti soldati e le conseguenze lasciate sul territorio: “Il
26 entrò un battaglione di fanteria nel villaggio di Staolin.
Il 27 entrarono sempre di più Italiani;
parevano formiche o pure le mosche d’agosto.
Il 28 e 29 i soldati italiani principiarono
a fare delle trincee e a rovinare molti prati; di più ancora hanno fatto una
strada… più per capriccio che per bisogno”. Nessuno aveva mai visto per
il paese tanti soldati con cavalli
e muli in una sola volta. Gli Italiani stavano preparando gli assalti sulla
linea Sass de Strìa, Tofàna, Son Pòuses, Cristallo, Monte Piana. e: “Il
2 giugno entrarono sempre di più tanto che mi dicevano che li soldati
oltrepassavano li 40 mila e muli e cavalli che era una cosa d’incanto a
vederli, per tutto il Paese”. Qualche giorno Igi dopo annota una
situazione sempre più complicata: “Il 6 giugno, giorno di Domenica,
pochissime persone sono andate alla St Messa; la più parte sono rimasti nelle
sue case con molto timore sentendo il canone a tuonare e vedendo le balle a
cascare. Ancor quella notte hanno
menato 4 cannoni in Alverà. E il giorno 7 con molto stento e a forza di molti
soldati li anno tirati per la strada nuova fino sopra il Sasso Pèra;
appoggiarono i 4 canoni che tiravano 24 chilometri con le balle che pesavano
chili 120… ancora quel giorno arrivarono più di 5.00 fanti in
Staulin”. Siorpaes è preoccupato per la guerra, per il numero
straordinario di soldati, per la situazione di Cortina. Il suo villaggio ai
margini del bosco, sotto il Pomagagnon, poche case abitate da persone anziane
tutto casa e lavoro, ha cambiato fisionomia. Dopo le prime settimane di giugno:
“Li 21 alle ore 4 di bel nuovo si sentivano li canoni a tuonare, di più
ancora alle ore 5 si vedeva per la prima volta, un bel Reoplano che venivano dal
ponente e passavano per i Po Magagnon (Pomagagnon); si crede che sia
stato Austriaco. Li canoni seguitarono a far fuoco tutto il giorno che era un
terrore a sentirli”. Cortina conosceva ormai quasi giorno e notte un solo
rumore, quello del cannone; da lontano giungevano il ta-pun dei fucili e il
crepitare delle mitragliatrici. Soprattutto la gente abituata ad una vita
ordinata e regolare non sopportava il disordine e la mancanza di pulizia
provocata dai soldati. Tra loro, per la custodia dei quadrupedi c’erano gli
Ascari della Somalia, colonia italiana: “A mezzo giorno è partito tutti li
soldati Ascari con tutti i suoi muli e cavalli, questi sono stati qui in Staulin
8 giorni; mi ànno distrutto tutto, attorno le case, che si puol dire
francamente “Smerderperg” e “Stroncenburg”.
L’atteggiamento dell’autore è ironico e sarcastico, ma nello stesso tempo
irritato e amareggiato nel vedere il proprio villaggio trasformato in una
pattumiera insopportabile. La guerra diventava ogni giorno più violenta e
indifferente. Meravigliava l’atteggiamento di qualche ufficiale verso i
feriti: “Li 15 e 16, 17 luglio. Tre giorni di terore; parevano un Inferno
di fuoco; di più si vedevano di continuo a menare delli feriti e a portare
colle portantine di quelli più feriti gravi, che anzi ne lasiarono 3 delli
feriti 5 ore suli scalini della chiesa di Santa Giuliana (chiesa del
villaggio d’Alverà), li feriti più gravi, cioè quelli che li mancano li
braci o pure le gambe, li lasiarono morire dove li trovavano senza darli nessun
aiuto; si diceva che il suo Governo quelli uomini non li adopera più.
Di più ancora questi giorni mi ànno messo un Capocomune Cadorino.
O poveri Ampezzani a che leggi siamo ridotti…“
Il 25 giugno 1915 il Comando Supremo dell’Esercito Italiano emanò
un’ordinanza per regolare l’attività del Distretto politico d’Ampezzo con
la nomina dell’avv. Cesare Pasi, Commissario civile in sostituzione
dell’Imperial Regio Capitano distrettuale; il
dott. Roberto Mezzena, Giudice distrettuale, il sindaco Agostino Dimai
Belìn, amministratore del Comune, Illuminato de Zanna, segretario, don Riccardo
Rizzardi parroco in sostituzione di don Antonio Pallùa internato a
Oropa-Biella, il capitano dei Reali
Carabinieri Antonio Bortoli in sostituzione degli Imperial-Regi Gendarmi. La
gente faticava a riordinare le idee. Se qualcuno parlava male della situazione
politica-militare veniva immediatamente internato per essere italianizzato.
Luigi Siorpaes non ne poteva più. Il diario divenne l’unica libera
manifestazione di sé. Almeno si
sfgogava, ed era una soddisfazione nuova scrivere le proprie opinioni senza
subire angherie da nessuno: “Di novità per la Guerra è sempre la medesima
storia; è mesi che sono qui in Ampezzo e sono sempre nei medesimi contorni, che
qua a Staulin ànno ridotto tanto fango che anno dovuto costruire una strada di
rami per andare alla cucina e al forno…”. E mentre prendeva atto di una
situazione militarmente rimasta intatta o quasi da fine maggio 1915, Siorpaes
guarda ancora una volta ai prati
foracchiati dalle bombe e calpestati da uomini e cavalli, ai boschi tagliati,
alla legna lasciata incustodita e inservibile, alle case colpite e massacrate
dall’artiglieria…: “O poveri Ampezzani! quelli che ritornano dalla
guerra non trova più come nella sua partenza e trovano le campagne rovinate, le
case malsacrate, i Boschi distrutti, che non trovano più piante suficiente per
ristorare le proprie sue case ecc. ecc. Cosa dirano?”.
Il 5 novembre 1917 rientrarono a Cortina gli Austriaci dopo la rotta
di Caporetto. Il diarista è felice perché
ripresero a suonare le campane:“Li 24 (ottobre 1917) del detto mese
si sentiva le nostre care Campane a suonare dopo di 30 mesi che non si sentiva
più altro che quella piccola per i aeroplani”.
Il diario di Luigi Siorpaes è un colorito e amaro racconto di sé e di un paese silenzioso e sofferente. L’ultima notizia d’ottobre 1920 tolse a Igi la voglia di continuare a scrivere. S’era conclusa la storia dell’autonomia d’Ampezzo: “Li 10 Ottobre è venuto lordine di essere Taliani, tutti affliti e anno levato la Madonna della Difesa e portata alla Parochia e la medesima setimana fu fatto le sante Misioni. Li 16 Ottobre fu fatto una luminazione che non si ricorda di una più bella; fino si vedeva per tutte le case illuminate tutte le montanie, il stradone Dolomite (la strada delle Dolomiti) tutto luminato colla luce elettrica; per tutto il sbaro di mortai”.
Gli
Ampezzani divennero ufficialmente cittadini
italiani il 26 settembre 1920 con la legge n. 1322. Da allora si organizzò
un movimento per far riconoscere ai tre Comuni del Capitanato d’Ampezzo il
diritto inalienabile all’autodecisione e il collegamento dei Ladini alla
Tiroler Volkspartei. Le ultime righe di Luigi Siorpaes sono molto significative
per capire quali profonde ferite aveva lasciato la grande guerra nei territori
appena annessi al Regno d’Italia. Per nessuno è facile cambiare i propri
punti di riferimento.
PAOLO GIACOMEL
Diario
di Luigi Siorpaes Rìnga