COLLE SANTA LUCIA PER UN LIBRO
Nella
vita di un paese ci sono delle circostanze che uniscono, interessano e
coinvolgono un ampio numero di persone. Dario Fontanive, giornalista de “Il
Gazzettino, il quotidiano del Nordest”, attento osservatore dei fatti di
cronaca dell’Agordino e dell’Alta Val Cordevole, iniziò una ricerca di
documenti riguardanti i soldati della prima guerra mondiale di Colle Santa
Lucia. Quando si pensa che i documenti d’epoca siano insufficienti o di
laborioso recupero, o che il pubblico non sia interessato all’argomento, o di
trattare un argomento di scarso interesse,
o di trovare un amico che confidenzialmente ti dica: “Ma cosa ti
interessi di vicende ormai dimenticate! la gente oggi pensa ben ad altro. Scrivi
su fatti più recenti!”. Le buone intenzioni dell’amico potrebbero
continuare in forma più o meno convincente. Dario Fontanive scrivendo
quotidianamente di cronaca, un giorno decise di
aggiungere alle vicende di consigli comunali, incidenti, polemiche di
paese e relazioni di processi, anche uno sguardo al passato. Iniziò così la
ricerca. Gli archivi dei Comuni e delle Parrocchie riservano sempre delle
sorprese e spunti di riflessione. Recentemente l’Union de i Ladìs d’Anpezo
(ULdA) arricchì il proprio archivio con fotocopie di documenti
riguardanti tutti i soldati del Capitanato d’Ampezzo. Gli originali si trovano
nel “Tiroler Landesarchiv” di
Innsbruck. Il Capitanato d’Ampezzo comprendeva oltre al Comune di Cortina,
Colle Santa Lucia e Livinallongo. Le notizie più curiose propongono le
caratteristiche somatiche con tredici particolari d’identità, una perfetta
carta di riconoscimento di capelli, occhi, sopracciglia, naso, bocca, mento,
volto. Facendo ricerca storica ci si può anche divertire. Per esempio
sulla “Personbeschreibung”-descrizione
della persona, qualche soldato scherzava con intelligenza, come l’ampezzano
Pompeo Dadiè Bechìn. Nel suo diario scrisse un proprio divertente ritratto “Età:
dimenticata; Statura: alta come la fame; Capelli: da disperato; Sopracciglia: da
raccontare che…; Occhi: da impiccato; Barba: da brigante; Corporatura: da
strapazzo; Naso: da Canonico; Bocca:
da Ministro; Orecchi: da asino; Mento:
da basilisco; Collo: da giraffa; Marche particolari….?; Firma del titolare:
zoppo dell’occhio destro; Ministro degli affari esteri: Senza soldi”. I
soldati si ritagliavano qualche momento di serenità, non solo durante i tre
anni di servizio militare di cui uno trascorso a far la guardia a un forte sui
confini dell’Impero, ma soprattutto durante i lunghi anni di guerra. Il 1°
agosto 1914 Ampezzani, Collesi e Fodomi dovettero riprendere la divisa delle
formazioni militari del Tirolo, di cui il Capitanato d’Ampezzo faceva parte.
Fu così che oltre mille uomini delle vallate Ladine si ritrovarono con la
divisa dei “Tiroler Kaiserjager”,
cacciatori dell’Imperatore nel 3° Reggimento, oppure tra i “Landesschutzen”, bersaglieri provinciali, popolarmente alpini, nel
3° Reggimento, o con la divisa dei Landsturm;
se avevano un’età compresa tra i 32 e i 50 anni vestirono la divisa
del “Landsturm”, leva di massa
suddivisa in due Reggimenti. Chi non fu arruolato nell’estate del 1914, partì
per la guerra il 19 maggio 1915 con gli “Standschutzen”,
bersaglieri locali, popolarmente noti come “Scizzeri”.
Fontanive ripercorre le date più significative del primo conflitto mondiale vissuto da una piccola comunità di montagna. I Collesi stavano tranquillamente falciando il fieno quando il 28 luglio 1914 li raggiunse la notizia della dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia. Tutti allora si chiesero. Cosa farà ora la Russia? Sapevano che tra Austria e Serbia lo scontro militare si sarebbe risolto a favore dell’Imperatore d’Asburgo. Invece la Russia scese in appoggio alla Serbia scatenando le alleanze della Germania con l’Austria, della Francia e dell’Inghilterra con la Russia. In pochi giorni le donne rimaste a casa seppero che i loro mariti e figli si trovarono impegnati in una guerra micidiale contro Russi e Serbi. Il maggior numero di morti avvenne in Galizia tra l’estate 1914-1915. Gli Austro-ungarici subirono pesantissime sconfitte contro i Russi, molto più preparati di loro sui campi di battaglia. Oltre alle pallottole, diarrea, tifo e colera mietevano vittime senza pietà. Il bilancio della spedizione estiva austro-ungarica fu catastrofica: più di 200.000 i morti e feriti, i prigionieri più di 100.000. I quattro reggimenti dei Kaiserjager in poche settimane persero 9.700 uomini. Il Reggimento tirolese dei Landsturm aveva ridotto gli effettivi da 3600 a 1800. E la guerra era all’inizio. Francesco Della Giacoma raccontò il primo anno di guerra in versi e a proposito delle vicende galiziane scrive: “Gli Austriaci intanto dai Russi soprafatti \ e fra combattimenti furiosi e strapazzi \ Non sepper più fermarsi che ai piè dei Carpazi \…Battaglie feroci durate più giorni \ Innondaron di sangue anche questi contorni \ Segnando per i nostri una triste disfatta \ E per i Russi su Tarnow la grande avanzata”. L’ultima strofa, la 53°, è dedicata a chi non fece più ritorno: “Scusa per me chiedo e una pace per i morti \ che chieder la vita per la patria, da forti. \ Che Dio a tutti conceda concordia, pace e armonia, \ Concordia perenne e cosi sia”. Chi sa quante volte si ripetè questa preghiera perché fosse esaudita! Il racconto prosegue puntando lo sguardo più direttamente su Colle Santa Lucia. Un capitolo è dedicato a Francesco Crepaz e la cattura di Francesco Battisti, un altro capitolo al fotografo Fedele Chizzolin di Selva di Cadore. Da queste pagine esce un ritratto bello, nitido, affascinante di Colle Santa Lucia, Comunità Ladina ricca di storia e di tradizioni e desiderosa di conservare e tramandare la propria identità culturale anche alle giovani generazioni. La parte conclusiva del libro è dedicata a brevi ritratti di soldati. Il titolo “Marciavano per l’Imperatore”, sintetizza la loro vita. Nel 1914 tutti erano orgogliosi che l’Imperatore si fosse degnato di chiamarli alle armi. “Con Dio, per l’Imperatore e la Patria” costituiva il trinomio di riferimento per la vita di ogni cittadino.
Ogni diario, fotografia, lettera e distintivo costituiscono una tessera per comporre un quadro sempre più nitido. Il giornalista Dario Fontanive con questo libro ha dato un importante contributo per conoscere la storia e l’identità della popolazione ladina delle Dolomiti.