Bibliografia di Paolo Giacomel

 

TESTIMONIANZE DI UN TEMPO

Diari e ritagli di vita

durante la Grande Guerra

1914-1918

a Cortina d’Ampezzo

 

 

I libri sono in vendita presso

La Cooperativa di Cortina

Corso Italia, 40

32043 Cortina d’Ampezzo

tel. O436 661245

fax 0436 861300     -    La COOPERATIVA di CORTINA

 

1914.1915

Cortina d’Ampezzo dal Tirolo all’Italia

 

 ed. La Cooperativa di Cortina,

pag. 102, formato 17 X 23,5 - Lire 15.000

 

 Il “Quaderno n. 1” racconta i fatti accaduti a Cortina d’Ampezzo, territorio dell’Impero Asburgico dal 1521. Attraverso diari, memorie, lettere e testimonianze orali si ricostruisce una trama di paura, ansia, insicurezza. Di particolare intensità drammatica sono le fotografie di Antonia Verocai Zardini Folòin, prima fotoreporter di guerra. Gli Ampezzani, travolti dagli eventi bellici, rimangono saldi alle loro tradizioni di fedeltà, lealtà e solidarietà. Le testimonianze seguono un percorso intrecciato con i  luoghi e con i sentimenti della nostalgia, della memoria e della sofferenza. Il racconto si sofferma sulle giornate precedenti l’occupazione militare d’Ampezzo, 29 maggio 1915. Da Son Pòuses sparava l’artiglieria austriaca, da Lacedèl, Chiàve, Staulìn quella italiana.

 

1914.1919

Dramma di una famiglia Ampezzana

 

Ed. La Cooperativa di Cortina

Pag. 96, formato 17X 23,5 - Lire 15.000

 

Il  Quaderno n. 2” racconta l’odissea vissuta tra il 1914-1919 dalla famiglia Alverà Dipòl di Cortina d’Ampezzo. Bortolo,

il padre, in guerra come capitano degli Standschutzen –tiratori al bersaglio; Rosàlia Ghedina, la madre, internata a Firenze dall’autorità militare italiana; i figli Angelo, Pietro e Bortolino dal 1914 soldati sul fronte della Galizia-Russia, dal 1915 sul fronte dolomitico; il quarto figlio, don Isidoro, cappellano militare, prigioniero degli italiani sulle trincee del Col di Lana. Al dramma non furono esenti le tre sorelle: Rosa, madre di tre figli con il marito in guerra; Angelina in casa dello zio Parroco al Brennero, Marianna a Cortina con la madre, poi internata a Firenze. Attraverso testimonianze dirette, escono i profili di nove personaggi, interpreti  di una storia emblematica, vissuta  da tante altre famiglie ampezzane.

 

Bombardano Cortina!

Giugno – Ottobre 1915

 

Ed. La Cooperativa di Cortina

Pag. 136, formato 17X 23,5 – Lire 15.000

 

Il “Quaderno n. 3” raccoglie le testimonianze di ciò che accadde a Cortina d’Ampezzo improvvisamente cambiata in una grande caserma di prima linea. Gli alberghi furono trasformati in ospedali o in uffici per l’autorità militare; le case requisite per  alloggiare i soldati, ovunque  tende, baracche e magazzini. Il racconto prende un ritmo filmico con immagini  inedite di luoghi e persone. Ne esce un affresco che racconta in cosa credevano, volevano e speravano gli Ampezzani rimasti a difendere le loro case e la propria cultura ladina. ”Fame no, pazienza tanta!”, scriveva uno di loro in quei giorni. Gli altri Ampezzani scrivevano dal fronte, alcuni dal Col di Lana, dalla Val di Fànes, dalla Serbia, altri dal Monte Piana o dagli ospedali militari dell’Austria. Tutti in attesa di una notizia: Pace! Questa speranza era soffocata ogni giorno dal continuo rombo dei cannoni.

 

Bombardano Cortina!

Settembre - Dicembre 1915

 

Edizioni: La Cooperativa di Cortina

Pag. 248, formato 17X 23,5 – Lire 19.000

 

Il “Quaderno n.4” illustra il periodo del tardo autunno. Sullo sfondo persiste la necessità di restituire dignità storica al popolo ladino-ampezzano coinvolto in un conflitto che sancì la fine di un’epoca. Da una parte e dall’altra delle trincee combatterono uomini residenti nelle stesse Dolomiti, destinati a morire sotto bandiere di eserciti contrapposti: austro-ungarico e italiano. Il racconto si snoda lasciando in primo piano le frequenti citazioni di lettere e diari inediti. Parlano le fonti nel senso letterale del termine. Si rivive il freddo inverno, le montagne sconvolte dall’artiglieria, la paura della gente, l’orrore della morte. Sono le voci di un vecchio diarista, di una giovane donna, di un parroco, di un alpino, di un Landesschutze, di uno  Standschutze, di soldati al fronte o convalescenti, di un cappellano militare, di un prigioniero, tutti in 

attesa della  pace in occasione delle festività del Natale 1915. Illusioni!   

 

Un Ladino – Tirolese di lingua italiana

don Isidoro Alverà

1915-1916 diario di guerra e prigionia, 1939 le opzioni.

 

edizioni Ghedina,

pag.  190, formato 17 X 23,5 - Lire 23.500

 

Il “Quaderno n. 5” sviluppa il racconto di un cappellano militare dell’esercito austro-ungarico, don Isidoro Alverà Dipòl di Cortina d’Ampezzo. Fatto prigioniero dai Fanti della Brigata Torino il 24 ottobre 1915 sul Col di Lana mentre soccorreva  un ferito italiano abbandonato dai suoi, processato e minacciato di fucilazione, peregrinò da una prigione all’altra pensando all’autodifesa, alla sua terra, alla popolazione ladina travolta dalla guerra su due fronti. Ritornato a casa nel 1919 riprese il suo ministero. Nel 1939 visse il dramma della popolazione del Sud Tirolo-Alto Adige, costretta a optare per la Germania nazista o per l’Italia fascista. Muore l’11 ottobre 1940, amareggiato e deluso  da una nuova e inutile guerra.

 

Dio fulmini i tiranni!

Diario di guerra e d’esilio di Luigi Michielli

19 maggio 1915 – 28 ottobre 1917

 

edizioni Print House Cortina d’Ampezzo

pag.304,  formato 17 X 23,5 – Lire 30.000

 

Il “Quaderno n. 6” racconta  la vita di Luigi Michielli, classe  1857, Primo Tenente degli Standschutzen, con loro nelle trincee di Son Pòuses e sul Col di Lana. Si ammala mentre stava seguendo un corso per mitragliatori, ottiene l’esonero dal servizio militare, ma non rientra a Cortina perché occupata dall’esercito italiano. Trova alloggio in Val Pusteria poi a Campo Tures. Aiuta la popolazione come veterinario, segue le vicende della guerra dalla “Stafexpedition” alla rivoluzione sovietica alla rotta di Caporetto. Il suo pensiero è per la famiglia, la pace, gli amici di Cortina d’Ampezzo. S’indigna contro chi vuol fare dell’Europa un cimitero, contro i tiranni, contro i signori della guerra. Nel 1915 è un convinto difensore della propria terra ladino-ampezzana, simpatizza verso i rivoluzionari russi, si scaglia duramente contro vuole assassinare la povera gente per arricchire ancor più; alla fine è un convinto assertore della Pace.

 

Un Kaiserjager d’Ampezzo,

diario di guerra di Silvio Zardini Poliziòto

 

edizioni: La Cooperativa di Cortina

pag. 108, formato 21 X 29,7 – Lire 28.000

 

Il diario racconta le vicende d’un postino di Cortina d’Ampezzo coinvolto  nelle vicende della Grande Guerra. L’Austria, dopo la dichiarazione di guerra alla Serbia, il 1° agosto 1914 decretò la mobilitazione generale. Zardini, con altri Ampezzani, fu destinato al fronte della Galizia contro i Russi. Si rivive la partenza, il viaggio attraverso la Val Pusteria, il Passo del Brennero, Innsbruck, Vienna, Budapest, Lubien Welchi  vicino a Leopoli. Lontano da casa, sprofondato nell’inferno della battaglia, avverte la nostalgia per la sua Ampezzo  tra i  boschi e i prati delle Dolomiti. La tristezza aumenta al pensiero alla famiglia, della moglie, dei figli, del lavoro, della pace. Questi valori sono vissuti nel rispetto della

patria e nella lealtà all’Imperatore, alla Religione e al Tirolo di cui il distretto d’Ampezzo costituiva uno dei Capitanati.

Una ferita mise fine al diario, ricco di sentimenti  umani e di notizie su un periodo della guerra, il 1914, poco conosciuto.   

 

Isidoro Alverà Graèr

Standschutze d’Ampezzo

Diario di guerra 1915-1916

Son Pòuses, Col di Lana, Val Pusteria

 

 

Ed. ULdA, Union de i Ladìs d’Anpézo

Pag. 100, formato 17 X 23,5 – Lire 15.000

 

Il diario racconta i giorni di guerra vissute dal 19 maggio 1915 al 9 marzo 1916 da un falegname ebanista  e intarsiatore di 19 anni improvvisamente vestito con  la divisa degli Standschutzen e inviato con i soldati Austriaci a difendere la propria terra ladino-dolomitica. La partenza, la malattia, la permanenza all’ospedale o nelle trincee del Col di Lana, la paura delle cannonate e degli assalti, le giornate di riposo, il piacere di stare con gli amici in un’osteria di montagna, la cartolina dei familiari, la partecipazione alle funzioni religiose, il lavorare con i vecchi contadini e le donne della Val Badia, l’incontro

con altri compagni o soldati germanici, bosniaci, o ungheresi … costituiscono la trama del libro arricchito da fotografie d’epoca inedite. Amicizia, fedeltà agli ideali, onestà, sacrificio, rettitudine, attaccamento alla famiglia, desiderio di pace sono i capisaldi ideali della vita del giovane diarista, che la morte colse il 4 novembre 1918, mentre iniziava l’armistizio.

 

Giornale

21 dicembre 1914 – 3 giugno 1916

diario di guerra di Alessandro Suckert

 

edizioni Edda Ronchi Suckert, Firenze

pag. 80, formato  17 X 23,5 – Lire 12.000

 

Diario di un giovane soldato  che dalla caserma si trova in prima linea a combattere contro gli Austriaci: Alessandro Suckert, fratello del famoso scrittore, giornalista e regista Curzio Malaparte. Il diario si apre con una frase diventata leit motiv dei suoi coetanei: “Per avere bisogna dare….”. Come lui altri giovani generosi, rispettosi dei diritti e della libertà propria e altrui erano pronti a sacrificare le loro vite per rendere completa e grande la Patria. La cultura nazionalista e interventista sottesa a tutto il diario, si smorza a mano a mano  che l’autore  conosce la durezza e l’assurdità della guerra come strumento per risolvere problemi internazionali. L’iniziale entusiasmo per una guerra portatrice di gloria e di conquiste si ridimensiona  di fronte ad una visione desolata  del Paese. Il diario si conclude in seguito alle ferite riportate dall’autore durante la “Strafexpedition” sul fronte del Trentino.

 

Camminavano verso l’Italia

14 maggio 1917 – 18 agosto 1918

diario di guerra di Alfonso Ciliento

 

edizioni: Gino Rossato, Novale di Valdagno (VI)

pag. 96, formato 17 X 23,5 – Lire 24.000

 

E’ la storia di un napoletano che trascorre lunghi mesi tra Friuli e Veneto sconvolti dalla guerra. Le sue note testimoniano la

partecipazione alle sofferenze della gente in fuga dopo la rotta di Caporetto: “…donne, bambine, giovane, tutti vestiti di nero …piangevano e camminavano verso litalia per salvarsi la vita. Dove andate? Verso litalia!…”. Mentre  gli ufficiali volevano fermare con la forza delle armi la vergogna della fuga, l’autore sente pietà per  i  disertori, che è costretto a fucilare. Esprime rabbia contro la propria  valorosa artiglieria che ci tirava su noi facendo un buon macello…”, orrore e ripugnanza per le ingiustizie. Il testo originale è integro, come l’autore l’ha scritto, in modo elementare e incompleto, ma con estro fantasioso di narratore attento alla sofferenza altrui, capace di offrire un mosaico di microstorie avvincenti. Non c’è la tensione eroica delle grandi gesta, ma il racconto di chi accettò la guerra con disciplina, come dolorosa necessità, per amore della Patria e senso del dovere, soffrendone quotidianamente l’assurdità. 

 

Arrivederci – Aufwiedersehen

Cortina d’Ampezzo

1915-1939 Cimiteri di guerra

 

edizioni: Regole d’Ampezzo – Parco delle Dolomiti d’Ampezzo

pagg. 334,  formato 17 X  24 – Lire 28.000

 

“Aufwiedersehen! Si leggeva sulla trave all’ingresso  del cimitero militare di Fànes. Quest’augurio familiare si usa quando ci si allontana con la speranza di incontrarsi presto. E’ la parola chiave che ha guidato la ricerca sulle trasformazioni ambientali e sui cinquanta cimiteri militari costruiti  da Italiani e Austriaci sul territorio di Cortina d’Ampezzo e altrettanti e più nei Comuni limitrofi. Le costruzioni di strade, sentieri e camminamenti, di trincee, gallerie e caverne, di teleferiche, osservatori e baracche, di scale, passerelle e garrite, di cippi, targhe e monumenti trasformarono  non solo  pascoli,  boschi e cime, ma anche i modi di vivere e di pensare. Il racconto si sviluppa in maniera appassionante tramutandosi per il lettore in avventura romanzesca tra le Dolomiti di Cortina d’Ampezzo.

 

 

 

 

 

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