I BENEMERITI DI CORTINA D’AMPEZZO

 

il libro "L’alpinismo a Cortina". Nel 1952 fu invitato come delegato del CONI alle Olimpiadi norvegesi. Nel 1956 partecipò ai Giochi Olimpici di Cortina come membro della giuria alle gare di bob di cui aveva contribuito a preparare la pista; con lui, in qualità di dirigenti, Otto Menardi e Renato Valle. Nello stesso anno organizzò la prima grande manifestazione estiva di pattinaggio.

Nel 1957 lasciò l’AAST e assunse la direzione dello Stadio Olimpico del ghiaccio dove organizzò memorabili spettacoli di pattinaggio artistico. Nominato socio onorario del FIBT, si dedicò soprattutto al bob, prese accordi per l’illuminazione della pista di Cortina, partecipò alla progettazione delle piste di Stoccolma, Igls e Innsbruck. Sempre a Innsbruck venne nominato membro della giuria e delegato tecnico delle FIBT per i IX Giochi Olimpici Invernali. Per tanti anni fu corrispondente della "Gazzetta dello Sport" e del "Corriere della Sera", collaboratore della rivista "Alpinismo" e d’altre riviste della FISI e del CAI.

Nel 1972 festeggiò i suoi cinquant’anni di matrimonio con Alda Dandrea e le nozze di diamante con lo sport. Federico Terschak è un benemerito perché ha contribuito in modo determinante a far conoscere e valorizzare Cortina nel mondo.

 

 

 

22) ANGELO de ZANNA "Bòl" (1881 - 1964), sindaco e difensore delle Regole d’Ampezzo

Nacque a Cadìn d’Ampezzo il 12 ottobre 1881 da Basilio e Maria Rosàlia Ghedina de Tomàs, penultimo di 14 figli. Fu uno dei confratelli della chiesa della Madonna della Salute in Cadìn. Angelo, con il fratello Basilio divenne proprietario del piccolo albergo Tofana a Pocòl. Rimasto solo nella conduzione dell’albergo, nel 1913 decise di venderlo al dott. Angelo Majoni e al fratello Francesco. Nel 1914 fu arruolato come caporale nel 4° Reggimento Kaiserjager, rimanendo invalido di guerra. Dal 1921 al 1930 Presidente della Cooperativa di consumo di Cortina. Nel 1923 fu Marigo della Regola Alta di Larieto; da allora iniziò la sua lunga battaglia per far riconoscere giuridicamente le Regole come "Comunioni Familiari", cioè la loro natura privata. Nel 1924 il Podestà di Cortina, cav. Amadeo Girardi, respingeva l’applicazione del Regio Decreto nel territorio di Cortina, rifiutando ogni presunta o voluta esistenza di usi civici; Angelo Bòl fu nominato "Fiduciario delle Regole" portando avanti una lotta che si protrasse per oltre quarant’anni. De Zanna favorì gli accordi fra il Comune e le Regole ed ebbe il merito di infirmare le precedenti sentenze austriache e la legge sugli usi civici del 1927, nonché di circoscrivere per sempre i diritti a favore degli "originari", ricorrendo alla Magistratura. Nel 1936 aveva iniziato le pratiche per far sì che le Regole d’Ampezzo rientrassero in possesso del loro patrimonio millenario. Nello stesso anno aveva incontrato il prof. Giangastone Bolla di Firenze, un difensore dei diritti delle Regole di eccezionale levatura e competenza. Fiduciario e avvocato ebbero l’appoggio di un altro benemerito delle Regole, Rodolfo Girardi Béta, energico e versato segretario tuttofare.

Il 15 settembre 1943 Angelo Bòl fu eletto "Burgermeister" (Capocomune) d’Ampezzo da 584 capifamiglia ottenendo 361 preferenze. Dopo quasi un ventennio un ampezzano ritornava al vertice del governo locale. Il prefetto di Bolzano confermò la nomina due giorni dopo facendo allontanare da Cortina l’autorità, la milizia e la guardia di finanza fascista; il 1° ottobre gli fu affiancata una "consulta" di 12 Ampezzani. Le provincie di Bolzano, Trento e Belluno, occupate dai Germanici, divennero "Zona d’operazione Alpenvorland" con amministrazione separata dal resto dell’Italia, i tre Comuni di Cortina – Hayden, Livinallongo – Buchenstein e Colle Santa Lucia – Versail furono ricongiunti a Bolzano; fu ripristinato il confine di Dogana Vecchia. Cortina divenne "città ospedaliera". Il 27 luglio 1944 Gino Bellodìs ed Enrico Sottsass furono uccisi da una mitragliata dai Partigiani della brigata Calvi ad Acquabona. Il comando germanico decise di incendiare San Vito di Cadore come rappresaglia. A questo punto agirono in modo deciso e persuasivo Angelo de Zanna Bòl Angelo Menardi Màlto e altri Ampezzani convinti che non si poteva vendicare un loro fatto di sangue con altri lutti nel vicino Cadore. Il 6 maggio 1946 il Comitato di Liberazione Nazionale nominò una giunta che confermò Sindaco Angelo de Zanna "sia per il rispetto della volontà della maggioranza, sia per i rapporti precedentemente presi", in realtà per ringraziarlo d’aver evitato a San Vito e al Cadore inutili rappresaglie naziste. Il 21 maggio 1946 Cortina, Livinallongo e Colle Santa Lucia furono aggregate nuovamente alla provincia di Belluno. De Zanna fu sindaco fino al 9 novembre 1946. Dovette mediare tra chi era accusato di essere austriacante e chiedeva l’annessione di Ampezzo al Tirolo e chi voleva dimostrare la propria italianità guardando verso il Cadore e Belluno.

Le idee di Angelo de Zanna Bòl e di Rodolfo Girardi Bèta si diffondevano. Nel 1947 il Comune si dichiarò disposto a riconoscere i secolari diritti delle Regole. Ma nello stesso anno il Tribunale di Trento ribadì il concetto che le Regole erano di natura pubblica e quindi da aprire a tutti i cittadini. La sentenza non fu accettata dai Regolieri che nel 1948 ricorsero alla Corte d’Appello di Roma. Dopo tanto lavoro si vedeva qualche risultato positivo. Tra il 1949-1950 Regole e Comune costituirono l’A.S.Co.B.A. (Azienda speciale consorziale boschi e prati ampezzani). Angelo de Zanna ne fu presidente fino al 1964.

Nel 1950 si istituì (Azienda Speciale Consorziale Moschi e Pascoli Ampezzani); nel 1952 si riconobbe che le "comunioni familiari...conservano la loro autonomia per il godimento, l’amministrazione e l’organizzazione dei loro beni agro-silvo-pastorali, appresi per laudo", si ottenne il riconoscimento delle Regole come proprietarie dei terreni e idonee ad amministrarli secondo le vecchie consuetudini, su base privata, non secondo leggi nuove. Ma nel 1955 la Corte d’Appello di Roma confermò la sentenza di Trento.

Nel 1956 i Regolieri si rivolsero alla suprema Corte di Cassazione.

Nel 1958 si nominò una Commissione incaricata a formulare proposte in merito all’effettiva ripartizione e attribuzione delle terre tra Regole e Comune. Vi partecipò anche Angelo de Zanna, che continuò a prodigarsi con varie iniziative per il bene del paese.

Nel 1960 si predispose un nuovo Laudo e relativo Regolamento che nel 1962 l’assemblea dei Regolieri approvò

Non ebbe la soddisfazione di vedere il risultato della sua fatica e cioè la promulgazione della Legge 1102 del 1971 che approvò le Regole d’Ampezzo; la morte lo colse il 29 giugno 1964.

 

 

 

23) ILLUMINATO de ZANNA "Bianco"(1896-1988), il sindaco più giovane d’Ampezzo

Nacque a Cortina d'Ampezzo il 14 agosto 1896 da Luigi de Zanna e Rosa Dallago. Dopo aver frequentato la Scuola Popolare, e tre anni di Scuola Magistrale a Bolzano, completò gli studi a Rovereto. Nel 1915 rientrò a Cortina e il 28 maggio sostituì il Segretario comunale, Giovanni Ghedina Crépo, partito per il fronte. Il Commissario Civile italiano lo confermò come "scritturale" o segretario comunale interino, valido aiuto e sostegno al Sindaco, Agostino Demai Belìn. Nel 1910 assieme ad Angelo Dalùs Zìrio ed altri Minato de Zanna aveva ottenuto il "permesso di potersi produrre con cinematografo", sotto il controllo del Capocomune. Il 31 ottobre 1917, dopo la rotta di Caporetto, fu arruolato dall’esercito italiano e obbligato a seguire la massa che si dirigeva verso la pianura veneta. Approfittando della confusione, rientrato fortunosamente a Cortina occupata dagli Austriaci, il 12 novembre 1917 il cap. Kreussel lo nominò Capo comune provvisorio. A malincuore dovette accettare e giurare, presiedendo, a soli 21 anni, la Rappresentanza Comunale. In quei giorni era rientrato il vecchio Segretario, Zàne Crépo che riprese il suo ufficio. Assieme presero importanti decisioni per la buona amministrazione del paese, particolarmente nei giorni confusi della ritirata dell’esercito austriaco. Il contatto diretto con l’archivio del Comune fece nascere la passione per la ricerca storica.

Nel maggio 1919 Minato fu assunto al comando del Genio militare che stava organizzando la costruzione della ferrovia Calalzo-Cortina-Dobbiaco. Nel 1922 gli venne affidato l’incarico di Capo stazione. Mantenne l’incarico per ben 35 anni, fino al 1956. Promosse una benefica iniziativa sociale "La Provvida", un’istituzione dopolavoristica per la fornitura di generi alimentari non deperibili acquistati all’ingrosso e ceduti allo stesso prezzo. Illuminato, il più anziano dei capistazione, teneva nota delle forniture di ogni famiglia da cui detraeva gli importi sugli stipendi. Si dedicò con passione e amore a far conoscere la storia di Cortina d’Ampezzo. Un lavoro portato avanti con umiltà e modestia, ma indispensabile riferimento per ulteriori studi. Ha raccolto molte notizie, aiutando studenti italiani e austriaci in tesi di laurea sulla storia di Cortina. Inoltre ordinò una serie di documenti antichi che depositò nell’archivio delle Regole di Cortina. Nel 1958 ha pubblicato la cronistoria della costruzione del "Campanile di Cortina d’Ampezzo, 1858-1958" e nel 1961, centenario della fondazione, la cronistoria del "Corpo musicale – Cortina d’Ampezzo". Molti suoi articoli sull'argomento e alcune interessanti ricerche d’archivio apparvero su vari giornali, ad esempio su "Due Soldi", mensile della Cassa Rurale ed Artigiana di Cortina d’Ampezzo. Un fatto editoriale importante fu nel 1983 "Monti, boschi e pascoli ampezzani nei nomi originali" sulla toponomastica delle località boschive della valle d'Ampezzo. Illuminato de Zanna, grande appassionato del suo paese, era convinto che più solide sono le radici e fondate su un passato che rivive e si incarna nel presente, più sarà agevolata la trasmissione di valori che di ogni comunità sono l’essenza. Per questo girò in lungo e in largo il territorio dolomitico per conoscerlo sempre meglio e, come frutto di queste ricerche pubblicò nel 1974 "I confini del territorio comunale di Cortina d'Ampezzo" con fotografie di Roberto Gaspari Moròto Bandiòn. Il libro ebbe il merito di riscoprire i segni a volte dimenticati degli antichi confini del Comune. Il ritrovamento delle croci confinarie sui Lastòi del Formìn fecero guadagnare alla comunità ampezzana una fetta di territorio sul Comune di San Vito di Cadore. Ovviamente i documenti hanno importanza semplicemente storica non polemica. Fu membro della commissione di vigilanza della Biblioteca civica, consigliere comunale dal 1951 al 1956. Ha ricoperto vari incarichi in amministrazioni di vari enti e società private. Persona stimata e molto modesta, ogni sua ricerca si è rivelata preziosa e stimolante. Morì in Ampezzo nel 1988.

 

 

 

24) ENRICO COLLI "PAOR" (1896 – 1982), grande campione di sci alpino

Colli è stato il primo grande campione di sci alpino e fondoin Ampezzo, soprannominato "la locomotiva umana". Incominciò a gareggiare con degli sci costruiti in casa con due pezzi di legno d’abete. Partecipò alla prima gara nel 1914 da Pocòl a Son dei Pràde, a Romèrlo e poi giù fino a Crìgnes dove arrivò vincitore. La grande guerra interruppe una brillante carriera. Nel 1915 fu arruolato tra i 940 Standschutzen del Battaglione Enneberg-Marebbe, IV Compagnia, in difesa del fronte del Tirolo e della Val Pusteria in particolare. Combattè a Son Pòuses, sul Col di Lana e in Valparola. Nel gennaio 1918 furono organizzate sull’altipiano di Folgaria e sul Pasubio. Finita la guerra riprese con vigore e voglie di vincere. Fu per quattro volte campione nazionale e più volte campione delle Tre Venezie. Partecipò a gare in Svizzera, Francia, Cecoslovacchia. Nelle gare dal 1919 al 1926 arrivò venti volte primo e sei volte secondo. Nel 1920 si classifica primo al Campionato italiano di fondo con 7 minuti di vantaggio sul secondo. Scrisse il suo nome nell’albo d’oro anche nel 1922,1923,1925. Nel 1923 Colli gareggiò a Grundelwald con altri 140 atleti provenienti dalla Svizzera, dall’Austria, dalla Germania, dalla Cecoslovacchia… Portava con sé gli sci militari avuti dalla Federazione. Prima della partenza stava legandosi strettamente i lacci degli scarponi. Un atleta, vestito di tutto punto, con tono ironico gli chiese:

"Ehi! Giovanotto! Si usano gli sci anche in Ampezzo?".

Enrico, vedendosi preso in giro, si sentì ferito nel suo amore proprio e per Cortina; rispose:

"Caro signore, qua avete tante belle cose e siete ben organizzati, ma un posto bello come il nostro, avete ancora da trovarlo!".

E partì con tanta rabbia in corpo mettendoci tutta la sua straordinaria forza d’atleta, tanto che di quei 140 atleti, nessuno arrivò prima di lui. A Cortina alle Olimpiadi del 1956, Enrico fu fermato per strada da un signore distinto che gli chiese: "Voi siete quel Colli che nel ’23 a Grundenwald ha umiliato tutti i grandi campioni internazionali? ".

Enrico, pronto:

"E voi siete quel signore tutto ben vestito che, quella volta, provò a prendermi in giro per i miei poveri sci?".

L’altro:

"Devo dirgli che quello che mi rispose,,è la sacrosanta verità. Ampezzo è dove il Signore ha lasciato cadere un pezzo di Paradiso".

E’ del 1924 la sua prima Olimpiade a Chamonix, dove nella gara dei 50 Km di fondo arrivò IX, primo degli atleti del Centro Europa, primo della lunga lista di atleti olimpionici di Cortina, il paese più azzurro d’Italia. Il 1926 segna il suo ultimo anno d’attività agonistica. Il suo nome rimane simbolo di vittoria. Il 25 novembre 1930, festa di Santa Caterina, sposa Caterina Ghedina Crépa. All’uscita della chiesa i suoi amici lo accolsero con un arco di sci.

 

 

 

25) GIUSEPPE GHEDINA "BASILIO" (1898 - 1986), atleta e fotografo

"Bepe" produsse tante fotografie, ma una gli era particolarmente cara, quella che lo ritraeva nel 1924 alle prime Olimpiadi invernali di Chamonix assieme a Pietro Lacedelli Capàzo, ai fratelli Enrico e Vincenzo Colli Pàor e a Paolo Dallago Cè. In quell’occasione gli Ampezzani risultarono la seconda miglior squadra del mondo, imponendosi su tutti i non Scandinavi, i re della neve; da quel giorno fecero conoscere al mondo il nome di Cortina d’Ampezzo, come stazione di sport invernali. Allora i ragazzi sciavano per divertirsi, per scaricare le energie, senza organizzare troppi allenamenti. Sciavano rubando tempo al sonno, al riposo, al lavoro. Partivano da Campo Corona, salivano il Passo Falzàrego, scendevano ai piani di Falzàrego, risalivano a Forcella Nuvolàu, scendevano al Passo Giàu, raggiungevano Pocòl, Colfière e ritornavano a Campo Corona. Che muscoli, che gambe! Il divertimento di Bepe era camminare, scalare, arrampicarsi sui monti, chiacchierare con gli amici e poi fotografare.

Il nome di Ghedina, azzurro d’Italia, è legato oltre che allo sport dello sci, del bob, dell’alpinismo e del fondo, alla fotografia. Fu uno dei pionieri del settore. Suo padre Giacinto, Zìnto, fece della fotografia una seconda professione, inizialmente esercitata come un passatempo accanto al duro lavoro della campagna o della falegnameria, base dell’economia ampezzana.

Giuseppe, nato a Cortina nel 1898, era una persona piena di risorse. Frequentò la Scuola Popolare e la Scuola Industriale. I suoi maestri coltivarono in lui una spiccata tendenza per il disegno. Alcuni suoi lavori testimoniano particolari doti estetiche. Alla Scuola industriale imparò non solo a ben disegnare, ma anche a fabbricarsi un bel paio di sci. Li aveva introdotti in paese nel 1894 un maestro venuto dalla Boemia. La grande guerra vide Giuseppe impegnato con le armi nel 1918 tra i Kaiserjager. Nella lista dei 684 combattenti d’Ampezzo il suo nome figura al "n. 639". Nei suoi ricordi ritornarono spesso le scene di soldati in fuga o prigionieri in seguito alla rotta di Caporetto.

Dopo la guerra lavorò nella falegnameria Apollonio, ma la passione per la fotografia lo portò a fotografare valli e montagne. Durante la seconda guerra mondiale fu ingaggiato dall’Istituto Luce per filmare la situazione del fronte in Grecia e in Albania. Un uguale incarico lo ebbe anche Rinaldo Zardini. I loro documentari girarono per le sale cinematografiche d’Italia. Nel 1948 collaborò al film "Scalate e voli sulle Dolomiti" di cui Federico Terschak era autore, regista e sceneggiatore. Con Terschak e Ilario Menardi fondò la "Cortina Film", in occasione del VII Giochi Invernali produsse il film "Preludio alle Olimpiadi". Nel 1954 il geologo e alpinista Ardito Desio lo scelse tra i componenti la spedizione per la conquista della vetta del K.2. Dovette a malincuore rinunciare per motivi di famiglia e godere per la conquista attuata dall’ampezzano Lino Lacedelli. Amante del bello e di quanto la natura offre di splendido, Giuseppe Ghedina immortalò prima nelle lastre e poi nelle pellicole i più bei panorami delle montagne d'Europa, dalle Tofane alle Cinque Torri, dal Catinaccio al Vàjolet, dalle Torri del Sella al Gruppo delle Pale di San Martino; fotografò i Passi Pordòi, Campolongo, Cerèda, Rolle, Sella, Tre Croci. Mauria. Monte Croce Comelico…. A piedi era capace di percorrere nella stessa giornata i Passi Falzàrego e Pordòi, per ritornare poi a Cortina dopo aver scattato le fotografie desiderate. Partiva presto, prima dell’alba, con la macchina fotografica, il cavalletto treppiede, i drappi neri, le lastre, il magnesio e ogni altro strumento per cogliere il momento giusto di luce, d’ombra e le tonalità di colore. Le "foto Ghedina" delle Dolomiti, della Valle d’Ampezzo, della Val Badia, della Val Pusteria, della Val Gardena ecc. girarono e girano ancora oggi il mondo.

 

 

 

26) RINALDO ZARDINI "Folòin" (1902 -1988 ), botanico, geologo, entomologo, paleontologo

Rinaldo Zardini, un autentico ampezzano, scienziato e scrittore. A Cortina molti avevano partecipato con lui a qualche escursione alla ricerca dei segreti della natura, per conoscere erbe, fiori, piante, fossili, farfalle e animali. Non c’era nessuno meglio di lui che conoscesse tutti i segreti della Valle d’Ampezzo.

Figlio di Raffaele, maestro nella Scuola Industriale di Cortina d’Ampezzo e di Antonia Verocai, prima fotoreporter della grande guerra in Ampezzo, ambedue appassionati di fotografia, aprirono il primo studio fotografico a Cortina. Antonia fotografava, sviluppava e stampava. I figli Rinaldo, Roberto, Olga e Ofelia appresero da lei l’amore allo studio, alla ricerca, alla scienza. Rinaldo nacque a Cortina il 22 dicembre 1902. Dopo aver frequentato la Scuola Popolare in Ampezzo, andò a Zurigo per il Ginnasio dedicandosi particolarmente allo studio della lingua francese, tedesca e inglese. Contemporaneamente studiò per sei anni pianoforte al Conservatorio. Sognava diventare maestro di musica e compositore. Rientrò a Cortina nel 1920; nel ‘22 gli venne riconosciuta la cittadinanza italiana, in quanto ex suddito asburgico. Nello stesso anno entrò a far parte della squadra di Hockey, importato dagli USA da Federico Terschak. Maestro di sci, nel 1932 vinse lo scudetto con il Cortina Hockey e fu nominato arbitro nazionale. Durante la seconda guerra mondiale lavorò per l’Istituto Luce come operatore cinematografico; si meritò una medaglia al valor militare. Fu delegato alle riprese dei campionati mondiali di sci a Cortina nel 1956. Non trascurò la musica. Per anni fu organista della chiesa parrocchiale. Fece parte del Corpo dei Pompieri sotto la direzione del capitano Angelo Dalus Zìrio.

Nel 1936-37 con la collaborazione della moglie, organizzò una mostra di trecento fiori alpini con denominazione latina e ampezzana e una mostra di micologia. La passione per la musica non trovò un ambiente favorevole e perciò la sua attenzione si spostò sulla botanica. Invece che note musicali, raccolse, fotografò e classificò erbe, piante e fiori. Realizzò un erbario di 1.000 specie, più tardi oggetto di stampa. Allora non esistevano le foto a colori, ma le fotografie di Rinaldo venivano dipinte a mano dalla moglie, Maria Franceschi. Assieme pubblicarono nel 1939 "La flora montana e alpina di Cortina d’Ampezzo", che la AAST di Cortina acquistò per propaganda turistica. In questa sua passione fu sostenuto dall’amicizia e collaborazione del prof. Renato Pampanini di San Vito di Cadore, docente all’Università di Padova. Dopo la flora, Zardini trasferì lo stesso metodo di studio alla geologia e paleontologia. Un giorno un amico professore disse a Rinaldo che tentennava se scrivere o meno i risultati delle sue ricerche: "Nessuno è nato maestro, quindi coraggio! Tiri fuori quello che sa e lo dia a chi non sa!". Nel 1948 pubblicò "Flora di Cortina d’Ampezzo", entrata poi nel volume sulla flora del Cadore. Gli studi sui fossili delle Dolomiti attirarono l’attenzione dell’Università di Padova. Il primo l’aveva trovato nel 1935 sul greto del Boite, altri sotto il monte Faloria. La sua ricerca non ebbe conclusione. Furono presentate pubblicazioni scientifiche e due tesi di laurea sui primi 350 fossili raccolti. E’ del 1949 l’opuscolo "Indice dei nomi dialettali ampezzani di piante e fiori spontanei". La ricerca divenne intensa particolarmente nel decennio 1965-1975, con la fattiva collaborazione di Rolando, Loris e Graziano Lancedelli, affascinati dalle immense ricchezze che il territorio ampezzano offre a chi si avvicina con amore e curiosità scientifica. Oltre ai fossili tra il 1951 e il 1959 iniziò e concluse lo studiò di farfalle e coleotteri; ne catalogò 500 specie diverse. Nel 1955 concluse l’attività di arbitro di hockey. Nel 1966 pubblicò "Stratigrafia e formazione delle Dolomiti ampezzane". Nel 1968 fu Presidente dell’Istituto d’Arte. Con argomenti scientifici collaborò dal 1970 al notiziario della Cassa Rurale di Cortina, "Due Soldi". Lo stesso anno venne nominato ricercatore dell’Università di Washington. Il volume "Fossili di Cortina: atlante degli Echinodermi" del 1973, fu richiesto da Università italiane, europee e americane; questo e altri libri divennero oggetto di studio. Nel 1975 venne nominato ricercatore affiliato alla "Smithsonian Institution" di Washington. Il 24 agosto presenziò all’inaugurazione del Museo delle Regole al quale donò la sua ricca raccolta di oltre 2.500 fossili, un patrimonio unico al mondo per le sue rarità. Negli anni ‘70 e ’80 seguirono una serie di pubblicazioni su una mascella di nautiloide raccolta al livello di San Cassiano, su fossili cassiani, sulla frana delle Cinque Torri, un atlante di bivalvi. E’ del 1984 "Reperto arboreo di 9.000 anni fa a Ronco e osservazioni geomorfologiche sul Col Drusciè"; fu nominato membro dell’Ateneo Veneto.

L’Università di Modena deliberò conferirgli una Laurea "Honoris causa" per le ricerche. Il 28 febbraio 1989 il Provveditore agli Studi di Belluno autorizzò la denominazione della Scuola Media "Rinaldo Zardini". Lasciò in Ampezzo grande rimpianto e perenne ricordo. La sua fama è andata oltre Cortina perché le sue ricerche e i suoi studi sono noti ai maggiori specialisti del mondo.

 

 

 

27) ETTORE CONSTANTINI "Vècio" (1921 – 1988), uno dei fondatori degli "Scoiattoli"

Ettore Costantini detto "Vècio" dagli amici, nacque in Ampezzo il 21 febbraio 1921 e morì il 5 giugno 1988. Il suo nome è inserito nell’elenco della "Società Scoiattolo" denominata poi "Società rocciatori e sciatori gli Scoiattoli" di Cortina d’Ampezzo fondata il 1° luglio 1939 assieme ad Albino Alverà Bòni, Luigi Ghedina Bìbi e altri. Una condizione: essere residenti nella valle d’Ampezzo e tutti abili sciatori. Il moto "Uno per tutti e tutti per uno", sottolinea il valore dell’amicizia. Le ostilità nascono al di fuori del gruppo, e cioè con le guide anziane, che giudicano gli "Scoiattoli" degli scalmanati, dei ragazzi scavezzacollo capaci di distogliere i loro abituali clienti. Devono ricredersi di fronte ai fatti, dando poi consigli tecnici, informazioni sulle vie o sul modo di superare determinati passaggi. I primi anni sono dedicati all’allenamento e a un’attenta conoscenza delle Dolomiti. La serie delle "prime" inizia nel 1941 e prosegue con intensità rinnovata anno dopo anno. Il 10 e 11 settembre 1941 Carletto Alverà Léte e Ettore Costantini Vècio ripetono la via Dimai-Comici della Cima Grande di Lavaredo, sesta ripetizione italiana e prima degli Scoiattoli. Raggiunto il bivacco, invece di piegare leggermente a sinistra e salire per i camini i due "scavezzacollo" continuano diritti per la parete, tracciando una variante di 6° grado, difficile ed esposta. Gli appassionati della montagna cercano l’emozione del 6° grado tracciando nuove vie con l’immancabile assistenza delle guide. Il 21 settembre 1941 Ettore e Albino Alverà Bòni effettuano la seconda ripetizione della via Franceschi delle Cinque Torri, già percorsa nel 1938 da Carletto Alverà con Orazio Zardini, i primi ad aprire vie di estrema difficoltà sulle crode ampezzane. La via Julia sulla Tofàna, la direttissima delle Cinque Torri, Col Rosà, Pomagagnòn e il Pilastro di Ròzes, le verticalità più accentuate delle Dolomiti, le pareti senza fine e tanti altri baluardi insuperabili sono entrati nell’immaginario collettivo e nella leggenda epica dell’alpinismo. L’amicizia veniva prima di tutto, l’antagonismo un gioco. Luigi Ghedina raccontava che il 29 giugno 1942 assieme al Vecio arrampicò sul Torrione Zesta della Tofana di Mezzo. Tracciarono un 6° grado di cui si sentirono fieri. Glielo riferirono agli amici Albino Alverà Bòni e a Romano Apollonio Nàno. Scoppiarono tutti a ridere quando seppero che anche loro due li cercavano per dire la stessa cosa: avevano aperto contemporaneamente un’altra via sulla parete Est del Popèna Basso con le stesse difficoltà. Dopo l’8 settembre 1943 Ettore Costantini, esonerato dal servizio militare per un incidente d’infanzia, stava lavorando sull’Alpe di Siusi alla costruzione di una teleferica. Venne catturato dai Tedeschi e imprigionato per qualche giorno. Lì incontrò il mitico Tita Piaz incarcerato da nove mesi per le sue idee antifasciste. Il 7 ottobre troviamo gli Scoiattoli ancora sulle montagne di Cortina. Ettore Costantini, Ugo Illing Manni, Luigi Ghedina Bibi, Claudio Apollonio e Luigi Menardi Igi salgono alla Punta Anna, m.2731 sulla Tofàna per la parete est, m.300, 4° grado, 4 ore, e 3 chiodi. Il 13 luglio del 1944 il Vècio e il Nàno tracciano sul Pilastro della Tofàna di Ròzes una via che in seguito sarà seguita da migliaia di scalatori. Quella immensa parete di roccia divenne un punto di riferimento importante ed un ambito oggetto di desiderio per tanti amanti del brivido dell’alta montagna. Nel 1948 la Rivista del CAI pubblicò la relazione di Romano Apollonio: "Dopo dieci minuti di riposo, eccolo di nuovo al lavoro: oltre il tetto la roccia è liscia. Vi è un solo buco, dove il Vecio appoggia un chiodo, senza neanche batterlo e vi aggancia una staffa e sparisce oltre il labbro del tetto. Ad un tratto, sento la sua voce angosciata: "Attento! Saldo!" Stringo spasmodicamente la mano attorno alla corda ed aspetto lo strappo, forse fatale per entrambi. Invece, nulla. Poi sento la sua voce più calma: "Molla tutto!" e le corde scorrono per un paio di metri. Mi grida di essere sotto un secondo tetto, però più facile del primo. Non so dire quanto aspettai lì fermo. Sentivo solo il battere del martello. Dopo un paio di ore, sento il Vecio gridare, ma non afferro una parola. Vedo solo che tira le corde. Mi preparo a partire. Non voglio descrivere quello che provai nel superare i due tetti, ma dirò solo che, quando raggiunsi il Vecio, ero affranto dalla stanchezza, così da non poter neppure parlare. Ma, intanto, il tratto chiave della salita era, probabilmente vinto".

Il Vècio raccontava che durante la salita più volte rischiò di cadere e soffrì una sete terribile; per farla passare masticarono ciuffi di muschio umido; "quello che ci ha salvato davvero è stato un temporale di grandine che, ormai in vetta, ci ha permesso di bere un po’".

Il nome degli "Scoiattoli" è circondato da ammirazione sempre più intensa quando sfidano le incognite di una scalata o l’orrido di un burrone per soccorrere alpinisti in difficoltà. Lo slancio umanitario, la generosità, la straordinaria attività e la passione per la montagna onorano la loro istituzione divenendo un simbolo e un pregio di Cortina d’Ampezzo. Dal giorno della loro istituzione innumerevoli sono stati gli interventi di soccorso, esempi di splendida solidarietà umana anche nelle più avverse condizioni ambientali e morali.

 

 

 

28) ANGELO MENARDI "Mìlar" (1925 – 1986), presidente Commissione ecologica

Nato l'11 gennaio 1925 morto il 26 febbraio 1986. Promotore di varie iniziative nel campo culturale, amante delle tradizioni usi e costumi del paese. Nel 1971 il Comune di Cortina , primo in Italia, per tutelare l’ambiente naturale delle Dolomiti istituì una Commissione Ecologica presieduta da Angelo Menardi Mìlar è così composta: prof. Modesto Forte, rag. Luciano Rimoldi, ing. Ugo Illing, Basilio Ghedina, rappresentante delle Regole d’Ampezzo, Alfredo Spampani, segretario un rappresentante dell’Associazione caccia e da un rappresentante dell’Associazione pesca, nonché da un comitato scientifico formato dal paleontologo e naturalista Rinaldo Zardini, dal dott. Giuseppe Sala, dott. Battista Costantini e da Pierpaolo Bertini.

 

 

 

29) ANGELO DALUS "Zirio" (1882 – 1974), capitano degli Standschutzen e dei Pompieri

Figlio di Telesforo, nacque il 18 settembre 1882, nel 1915 fu eletto dagli stessi Standschutzen "primo tenente poi capitano di compagnia… Nel Tirolo erano state organizzate le singole compagnie dei Bersaglieri a tiro già nell’agosto 1914 e quella di Ampezzo lo aveva fatto addì 30 agosto. Questa aveva allora 135 uomini e suo compito era specialmente la difesa della patria. Loro compito era la difesa del territorio, della patria". L’8 luglio 1915 il cap. Bortolo Alverà Dipòl fu trasferito in Val Badia e il ten. Dalus divenne capitano. I Bersaglieri Ampezzani rimasero sotto il suo comando sul Col di Lana e in Val Parola fino al novembre 1915, poi furono trasferiti sul fronte Trentino. Il 2 giugno 1915 gli Austriaci incominciarono a bombardare Cortina. Volevano ostacolare il primo grande assalto degli italiani verso Son Pòuses. Gli Standschutzen ampezzani "si lamentarono fortemente verso i loro ufficiali Bortolo Alverà Dipol ed Angelo Dalus loro tenente. Questi si portarono subito dal Comandante e seppero sì bene difendere la loro causa che il bombardamento venne subito sospeso". L’imperatore Carlo I decorò il ten. Dalus con un "signum laudis" e la croce militare al merito di III classe. Don Isidoro Alverà ricorda Dalus il 23 ottobre 1915 quando lo esortava alla prudenza prima di avventurarsi tra i sassi del Col di Lana per soccorrere alcuni feriti italiani abbandonati e morenti.

Rientrato a Cortina nel 1919 al termine della guerra, raggruppò alcuni uomini e ricostituì i "Pompieri Volontari" d'Ampezzo e ne diventò il capitano. L’associazione era stata fondata nel 1866. Gli aderenti erano tutti cittadini originari pronti ad accorrere al suono delle campane a martello o della sirena posta sul campanile. Disciplinati e organizzati, erano in grado di intervenire in paese e fuori Cortina. Attorno ai pompieri s’era creato un clima di ammirazione, simpatia e curiosità soprattutto quando davano spettacolo con le loro esercitazioni. Dalus per la sua abilità e coraggio fu premiato dal Duca d'Aosta con la croce di Cavaliere. Una persona piena di iniziative, amante del suo paese premuroso e tenace portò i Pompieri Volontari ad una grande fama. Pronti giorno e notte in varie circostanze si fecero onore e sotto la sua guida vennero elogiati anche fuori del confine del paese. Il Corpo dei "Pompieri Volontari" fu sciolto nel 1939 quando una legge istituì il Corpo dei Vigili del Fuoco.

 

 

 

30) MARIO RIMOLDI "Milàn" (1900 – 1972), collezionista d’Arte moderna e Sindaco delle Olimpiadi

Mario Rimoldi fu uno dei personaggi che ha dato il meglio di sé per lo sviluppo culturale di Cortina. La famiglia Rimoldi giunse a Cortina d’Ampezzo intorno al 1830 per i lavori di sistemazione della strada d’Alemagna. Nel 1832 venne a vederla e a inaugurarla l’Imperatore Francesco I. I Rimoldi provenivano da Appiano Gentile (Como) ed ebbero, per estensione, il soprannome di Milàn. Nel 1838 nacque a Cortina un Giuseppe Rimoldi che fu guardia forestale e Guida Alpina. Das giovane Mario Rimoldi fu a Roma studente nella Scuola Alberghiera e investiva i suoi risparmi in oggetti da soprammobile, poi passò a qualche bronzetto, a qualche timida tela. In quegli anni era orientato nei suoi gusti verso l’arte dell’Ottocento; determinante fu per Rimoldi, nel 1929, la conoscenza di Filippo de Pisis. Innamorato dei suoi quadri, nel 1930 ne possedeva già una discreta raccolta. E in una lettera inviata al Pittore che si trovava a Parigi, nel 1938, dimostra una consapevolezza di sé con parole che lo rivelano tutt’altro che uno sprovveduto. "Ho raggiunto una collezione di circa 200 opere fra eccelse, buone e di pessimo gusto. Mi permetto significarLe che, dopo lunghi anni di personale esperienza negli acquisti, mi sono finalmente orientato e ben orientato nella scelta di opere di Artisti contemporanei. Mi piacciono infinitmente le opere di Soffici, De Chirico, Carrà, Miucchi, Tomea…Posseggo qualche opera di Juti Ravenna. Da Venezia Cancian, Mancini, Verni... Le opere migliori però sono sempre quelle del DE PISIS, per la loro pittoricità e per la dimostrata loro sensibilità, cultura e intelligenza". A malincuore perciò, su richiesta del Pittore, egli si decise a inviare, entro il 15 agosto del 1939, a Bergamo per un concorso, la "Chiesa di Cortina", quadro che, dipinto nel 1937, Rimoldi aveva subito acquistato con entusiasmo. Il 19 settembre 1940 Rimoldi viene nominato dal Ministero della Educazione Nazionale, Presidente della Regia Scuola d’Arte Industriale di Cortina me da quel giorno –evento unico negli annali della scuola italiana- le pareti della Scuola si adornano di gran parte dei quadri della sua collezione. Altra sua singolare iniziativa è quella di mettere un’aula a disposizione di amici pittori perché possano lavorarvi durante l’estate. Storico resterà il 1941 per la prima mostra italiana del collezionista: protagonista la Collezione Rimoldi. Eccezionale il numero dei visitatori. La mostra è una sorta di prova generale che prelude alla più importante Mostra dei Collezionisti, realizzata nell’agosto. Notevole il catalogo della prima mostra, presentato da Giovanni Comisso, entusiastici i commenti di Giorgio Zàmberlan e di Rodolfo Pallucchini.

Dopo l’8 settembre 1943 le autorità tedesche occupano il Comune e si insediano anche nella scuola allontanando il Direttore Ilvo del Signore (15 settembre) e successivamente il Presidente Mario Rimoldi (31 dicembre 1943) sostituiti con elementi di loro fiducia. Entrambi saranno reintegrati dal C.L.N. nelle loro cariche il giorno successivo alla partenza dei Tedeschi (3 maggio 1945). A Rimoldi viene razziata un quadro famoso: Il falciatore di Egger Linz. Intanto il suo prestigio personale è in continua ascesa. Gli pervengono offerte da Londra, New York e persino da Mosca. Si rivela poi un mecenate nei confronti dei pittori di Brera come Crippa e Dova. Nel 1949 dà un valido sostegno al Premio Cortina Ulisse, istituito da Maria Luisa Astaldi. Figura tra i fondatori del Circolo Artistico, inaugurato il 5 agosto 19150 nella sede del palazzo Ariston: per l’occasione viene allestita una mostra di circa 70 pezzi della sua Galleria con presentazione di Rodolfo Pallucchini. Si espongono quadri di Sironi, De Pisis, De Chirico...Nel 1950 sposa Rosa Braun di Bolzano. Nel dicembre organizza una mostra di Mario Sironi che, sarà poi trasferita a Parigi e a Londra.. Eletto Sindaco nel 1951, conserverà la carica fino al 1956. Il 28 luglio 1941 si inaugura la rassegna d’arte "Premio Cortina-Parigi". Mario Rimoldi è Presidente del Comitato Esecutivo. Un centinaio furono le opere esposte di pittura e una trentina di scultura. Nel 1954 si dedica anima e corpo all’organizzazione di VII Giochi Olimpici invernali. Per le benemerenze acquisiste ottiene tributi di stima e riconoscimenti. Ma non abbandona la sua passione per l’arte. A sua raccolta, sotto il capitolo "Collezionisti" viene inserita nell’Annuario internazionale delle Belle Arti, redatto a Berlino Ovest. Testimonianze di personalità di tutto il mondo, sono raccolte in un piccolo album: elencarne i nomi sarebbe troppo lungo. Le traversie e le amarezze cui Rimoldi andrà incontro dopo le Olimpiadi, lo obbligheranno a chiudersi sino alla sua morte avvenuta il 23 luglio 1972, in una solitudine sempre più cupa e aliena da ulteriori iniziative. Rimoldi aveva pensato a un Museo per la sua collezione. Esiste un progetto di una casa Museo a firma dell’ingegner Protti. Si pensi che due sale erano state messe a disposizione da Palazzo Pitti a Firenze, ma Rosa Braun, convinta che il marito fosse in paese benvoluto e apprezzato, volle a tutti i costi la Collezione restasse a Cortina. Tale soluzione ebbe il costante sostegno di Eugenio Gaspari Coletìn, del sen. Arnaldo Colleselli, che convinse Francesco Ghedina Basìlio, Presidente pro tempore delle Regole, a sistemare la Collezione nel Palazzetto "Ciasa de ra Regoles". Rosa Braun decise allora di donare alle Regole d’Ampezzo 170 opere di 87 artisti e preziosi documenti editi e inediti, disponendo che sia siano raccolti in una Galleria sotto la direzione del pittore Renato Balsamo. La Galleria viene inaugurata il 24 ottobre 1974. Alla morte di Rosa Braun (11 luglio 1975), si aggiungeranno alla Collezione i quadri rimasti in suo possesso, tra cui dieci preziose icone. Nel novembre 1982 la Collezione di arricchisce ancora di trecento opere di Alis Cabessa Levi (donazione di Lia Cohen) espressamente richieste a evitarne la dispersione, dal Direttore del Museo e da Silvio Menardi Ménego, presidente pro tempore del Centro Culturale delle Regole d’Ampezzo.

ROBERTO PAPPACENA

 

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