I BENEMERITI DI CORTINA D’AMPEZZO

 

agricola. Lo testimoniano le antiche strutture di una stalla e una vasca monolitica in pietra rossa di Ra Stua, datata "1868".

Nel 1849 Franceschi decise la costruzione di un nuovo campanile in pietra. Egli stesso elaborò quattro disegni, che il Ministero competente non approvò. L’incarico venne affidato all’ingegnere, progettista della chiesa di Brunico, Erminio Barone de Bergmann. Franceschi ebbe l’incarico di ricercare il materiale e di eseguire i lavori. Il disegno dell’ingegnere non era tanto diverso dal suo. Per i lavori richiamò a Cortina i tagliapietra guidati da Bortolo Citroni di Edolo, Val Camonica, conosciuto nei lavori sulle strade della Val Pusteria. A loro si aggiunsero 58 operai locali per la ricerca della pietra adatta. Nel 1851 si demolì il vecchio campanile, si scavarono e fortificarono le fondamenta con centinaia e centinaia di conifere; il 18 agosto 1852, genetliaco del giovane imperatore Francesco Giuseppe I, si benedisse la prima pietra; il 19 novembre 1858, giorno onomastico dell’imperatrice Elisabetta, Sissi, si eseguì il primo concerto di tutte le campane. Il campanile è alto 70 metri e 17 centimetri, segno della genialità, competenza, inventiva, esperienza, iniziativa e prestigio di un Ampezzano geniale ed eclettico.

Nel 1866 in occasione della guerra tra Prussia e Austria, Franceschi fu Commissario in Ampezzo, meritandosi la croce d’oro al merito della Corona.

In una lettera al Comune il 10 febbraio 1862, dopo aver elencato tutti i suoi lavori conclude: "E’ doloroso il dirlo, ma il Comune non fece nulla, non diede nulla, non si ricordò di nulla! … ubbidientissimo servo Silvestro Franceschi".

Franceschi rimase Capocomune fino al 7 giugno 1850, poi fu eletto consigliere comunale, Commissario di Patria-difesa. Alla sua morte diffusero questa "Memoria": Silvestro Antonio Franceschi ottimo cristiano cattolico e perciò buon padre di famiglia; zelante la prosperità ed il decoro della sua patria, a cui dedicò i suoi leali servigi; affezionato e fedele al suo Sovrano, di cui sostenne colla parola e colla spada i diritti, e da cui ebbe premio di decorazioni onorifiche; uomo di vita intemerata, giusta e pia, il quale in età di anni 74, mesi 10, giorni 3, confortato dei Sacramenti, morì della morte dei giusti in Ampezzo del Tirolo sua patria il giorno 14 Dicembre 1870, conceda Iddio il riposo ed il gaudio eterno dei Santi".

Don Pietro Alverà nella "Cronaca d’Ampezzo..."scrive: "Il Comune di Ampezzo gli eresse dopo morto un monumento". Dove? Gli Ampezzani lo attendono ancora.

 

 

 

4) DON CIPRIANO PESCOSTA (1815-1889), fondatore della Scuola di disegno

Cipriano Pescosta, figlio di Giovanni Domenico e di Maria Barbara Untertlatzer, nacque a Corvara in Val Badia l’11 ottobre 1815. La famiglia abitava a Platz de sott, parrocchia di Colfosco. Nel 1837 si iscrisse al primo corso di teologia nel seminario vescovile di Bressanone. Impegnato, diligente nello studio, concluse con ottimi voti il quadriennio teologico. Il primo agosto 1841 fu ordinato sacerdote nella chiesa del seminario maggiore. Il 26 luglio chiese al Vescovo "…il permesso, …poiché la chiesa di Corvara, a causa dello spazio ristretto, potrebbe in questa occasione accogliere solamente la minima parte del popolo", di poter celebrare la prima messa all’aperto. La risposta fu positiva. Ricevette il primo incarico di Cooperatore parrocchiale a Badia. Il 10 gennaio fu trasferito a Livinallongo. Il 24 giugno 1844 il Decano d’Ampezzo, don Giovanni Rudiferia, chiese che don Cipriano fosse assegnato alla sua parrocchia. Intendeva assegnarli l’incarico di maestro della progettata Scuola di disegno. Il 16 agosto il concistoro di Bressanone lo nominò "collaboratore stabile di Ampezzo". Probabilmente don Pescosta non trovò in Ampezzo ciò che desiderava perché quattro mesi dopo, il 6 dicembre 1844, domandò di concorrere alla cappellania della Casa dei lavori forzati di Schwaz nel nord Tirolo. La risposta fu negativa anche l’anno seguente. Il 24 aprile 1845 chiese invece l’immissione in ruolo degli aspiranti al beneficio di "primissario scolastico" in Ampezzo. Gli fu preferito don Francesco Althon. Su don Cipriano si legge: "Questo Competente servì in principio in Badia in qualità di Supernumerario, dopo come Cooperatore provvisorio in Livinallongo, e dal 1844 in qualità di Cooperatore definitivo a Cortina, possiede cognizioni nel Disegno, nel quale oggetto egli in quella Caposcuola ha dato istruzioni con buon successo". Il 18 giugno 1845 don Pescosta si recò a Bressanone per chiedere il "…trasferimento dal posto di Cooperatore nella Parrocchia decanale di Ampezzo" ad altra sede, causa il compromesso stato di salute e aggiunse: "Conforme al desiderio dei suoi superiori, a partire dal 18 febbraio anno corrente assieme agli impegni di Cooperatore assunse anche l’istruzione di disegno presso la locale Imperiale Regia Scuola Superiore; non si sente tuttavia, in grado di poter coscienziosamente e con onore proseguire in codesto duplice impegno a motivo di molti inconvenienti e senza essere in procinto di dover trascurare i doveri di cura d’anime". La domanda non fu accolta. Il 22 agosto il concistoro di Bressanone diede mandato di sollecitare il Comune ad accettare don Pescosta come Beneficiato Scolastico in Ampezzo e idoneo alla cura d’anime.

La Scuola di disegno rientrava nel piano di ristrutturazione scolastica promossa dal Decano don Giovanni Battista Rudiferia. Quando arrivò in Ampezzo nel 1820 il settore della scuola d’obbligo era carente. Promosse la costruzione di un edificio scolastico per dare spazio anche alle bambine. Nel 1833 la scuola elementare inferiore fu elevata al rango di scuola elementare superiore o caposcuola. Nell’anno scolastico 1834-35 venne aperta una terza classe per fanciulli e si diede inizio con dodici alunne a un corso di istruzione nei lavori femminili a mani, detta anche Scuola Industriale dove Maria Verocai insegnava "lavori donneschi….cucire, filare sottilmente, lavorare a maglia ecc.". Nel 1844 don Rudiferia chiese come Cooperatore don Pescosta con il compito specifico di promuovere e dirigere un corso di disegno.

La data di fondazione del corso è comunemente fissata nell’ottobre 1846. Nel 1845 "…il maestro di religione delle classi elementari con Cipriano Pescosta, convinto delle capacità dei suoi discepoli sottopose al Comune la proposta di dotare il paese di una Scuola di disegno…" e si dichiarò "…disposto a impartire lezioni senza compenso. Il Comune accettò e mise a disposizione il locale e il materiale per i disegni". Dagli atti dell’archivio del Comune di Cortina risulta che l’11 aprile 1845 don Pescosta ricevette una quietanza per l’insegnamento del disegno come materia di studio. Sicuramente dal 1846 incominciò a ricevere una rimunerazione per l’insegnamento del disegno impartito "…quotidianamente…non eccettuate nemmeno le Domeniche e feste, e per più ore al giorno…". L’attività non fu sempre sostenuta dalla buona salute, tanto che il 16 novembre 1849 chiese di trasferirsi nella diocesi di Trento a causa delle condizioni climatiche. La risposta da Bressanone fu negativa, ma in seguito don Pescosta ottenne di trasferirsi nella diocesi di Trento dove figura negli elenchi dal 1854 al 1877. Poi rientrò in diocesi di Bressanone; morì a Ehremburg-Casteldarne il 31 maggio 1889.

Don Pescosta favorì l’educazione della gioventù attraverso lo sviluppo dell’arte e la produzione artigianale.

 

 

 

5) LUIGI GILLARDUZZI (1822-1856), pittore

Nacque in Ampezzo il 2 febbraio 1822. Dopo aver studiato disegno a Innsbruck frequentò l'Accademia di Venezia, dove rimase diversi anni. Nel 1846 si trasferì a Vienna, dove ad una mostra del 1853 espose tre quadri: una "Sacra Famiglia ed Angeli", "Il diluvio" e "Le campane di San Marco annunciano l’elezione del doge Foscari". Quest'ultimo quadro si trova al museo "Ferdinandeum" di Innsbruck assieme a un altro suo dipinto "Il pescatore veneziano". Nella chiesa parrocchiale di Cortina sull’altare laterale destro figura una "Deposizione dalla croce", opera di buona fattura pur nell’assorta e compunta fissità dei personaggi pecca, secondo i critici d’arte, di un manierismo di tipo nazareno. Forse qualche suo ritratto può essere reperibile in case private.

Al Museo delle Regole d’Ampezzo sono custoditi tre ritratti, tra cui, in un medaglione, la madre e le due sorelle e un autoritratto. Queste opere sono degne della massima attenzione per la rarità e la qualità che le contraddistinguono. Far cantare il colore nero è un’impresa difficile per qualsiasi pittore. Ci riuscì Tiziano in qualche splendido ritratto, ci riuscirono Manet, Degas, Modigliani, I neri di Gillarduzzi hanno il senso di un’austera celebrazione dei valori eterni della famiglia e degli affetti umani, ma assumono anche una vibrazione, un palpito tonale di luce antica che rende senza tempo la penosa dolcezza dei volti e degli atteggiamenti. Gillarduzzi è al confine tra classicità e romanticismo, ci fa pensare per questo al perfetto equilibrio fra realtà e idealità che rende così suggestivi certi ritratti di Jean Auguste Ingres (1770-1867).

Gillarduzzi morì a Vienna nel 1856.

ROBERTO PAPPACENA

 

 

 

6) GIUSEPPE GHEDINA "Tomàs"(1825-1896), pittore

Giuseppe Pietro Antonio Ghedina, figlio del proprietario dell’albergo Aquila Nera, Gaetano, e di Maria Rosa Dipol, nasce il 1 marzo 1825 a Cortina. Dopo aver frequentato la Scuola Popolare a Cortina nel 1838 comincia gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia iscrivendosi al corso di "elementi di ornamento". Nel 1840-41 i suoi studi proseguono "per la copia della figura di fronte e in ischiena dalla stampa". Il 1° agosto 1841 gli fu assegnato il premio "per il disegno della testa dal gesso", prosegue "per gli ordini architettonici"; vinse il primo premio "pel gruppo in disegno", per la copia dalla statua, per la copia dalle pieghe" e nel 1843 il premio "per l’invenzione della statua palliata per l’azione aggruppata, per l’azione semplice, per l’accademia in dipinto". Assieme a Giuseppe Boldrini e a Luigi Gillarduzzi fu giudicato meritevole di speciale menzione. Nel 1844 proseguono i suoi successi nei dipinti e nei disegni. Nel 1847 viene a conoscenza che il fratello Luigi scelse di iscriversi al corso di pittura dell’Accademia di Monaco di Baviera. La cultura ampezzana ha sempre guardato ora a Venezia ora al mondo germanico, a metà strada circa tra la laguna veneta e il capoluogo del Tirolo, in Ampezzo si nota l’influenza sia dell’arte italiana sia dell’arte tedesca. Nel 1848-49 i fratelli Giuseppe, Luigi e Angelo Ghedina partecipano alla rivoluzione liberale. Giuseppe si arruola nelle truppe pontificie e il 25 aprile combatte come sergente maggiore con il gen. Giovanni Durando a Cornuda, Treviso, nel tentativo di fermare i soldati austriaci accorsi in aiuto al gen. Radetzsky. Nell’esercito trova tanto entusiasmo ma poca disciplina. Il 29 aprile il Papa Pio IX con un’enciclica nega ogni intenzione di far guerra all’Austria cattolica. Questo fatto paralizza ogni azione delle truppe papali. I Piemontesi, dopo alterne vicende, sono sconfitti il 24 luglio a Custoza. Il 9 agosto firmano l’armistizio di Salasco. Intanto Roma insorge. Il 2 marzo 1849 i Piemontesi sono nuovamente sconfitti a Novara. In questo periodo i tre fratelli Ghedina, fanno parte della compagnia dei Cacciatori delle Alpi guidata dal ten. Dr. Giovanni Antonio de Leiss. A Roma si istituisce un triumvirato repubblicano, giustificando un intervento dei Francesi in difesa del Papa. Ghedina combatte con Garibaldi a Roma. Inizia l’assedio. Garibaldi decide di ritirarsi con 5.000 uomini. Ghedina combatte a Porta San Pancrazio e a Velletri. Quasi tutti i soldati garibaldini vengono uccisi, catturati o dispersi. Giuseppe ricompare alla cronaca nel 1852, non più soldato ma studente all’Accademia di Venezia. In quell’occasione accompagna il fratello Luigi, vincitore di due premi, uno "per l’invenzione storica del disegno" e il secondo "pel nudo dipinto". Giuseppe riprende gli studi raccogliendo successi e premi. Vince una medaglia d’oro con il dipinto "Andrea Contarini costretto ad accettare il dogado". Nel 1853 per poter ottenere il permesso del rientro a Cortina, Gaetano il padre, dovette chiedere numerosi permessi all’Imperatore Francesco Giuseppe. Il passato garibaldino non costituiva un certificato di simpatia. Forse per riconciliarsi con i paesani più intransigenti con le sue idee garibaldine, Giuseppe dipinge nella nicchia sinistra della chiesa parrocchiale di Cortina "La Madonna tra i santi Rocco e Sebastiano". Nel 1863 il fratello Luigi interviene sull’affresco per "vestire la donna spettatrice". Il nudo eccessivo aveva turbato qualche anima innocente. Nel 1854 Giuseppe affresca nella nicchia destra della parrocchiale "La predica di San Giovanni". Gli Ampezzani non dimenticavano il passato garibaldino dei Tomàs? Ecco allora che tra il 1856-57 Giuseppe dipinge il soffitto della Ca’ Bersaglio dei tiratori d’Ampezzo, rappresentando una giovane donna, simbolo dell’Austria con accanto un giovane a torso nudo coperto con un drappo rosso sulle gambe; nella mano sinistra porta la bandiera bianco-verde degli Standschutzen, mentre poggia il gomito del braccio destro sullo stemma del Tirolo con l’aquila rossa. Al centro un puttino regge lo stemma asburgico. Sulla destra c’è un altro giovane, simbolo dei bersaglieri ampezzani, rivolto verso la figura dell’Austria; nella mano sinistra regge un arco, una lancia e uno scudo. Nel 1859 iniziano una serie di lavori fuori Ampezzo; inizia a Solagna, Vicenza, dove dipinge il soffitto della chiesa parrocchiale raffigurando "La condanna, il martirio e l’esaltazione di Santa Giustina", nel presbiterio "La cena di Emmaus" e "Il risveglio di Elia nel deserto con l’invitto dell’Angelo a mangiare e camminare". Nel 1860 nella chiesa di Stevenà, vicino a Pordenone, dipinge "L’incoronazione della Vergine" e i quattro "Evangelisti". Nel 1866 a Venezia nel Palazzo Papadopoli dipinge "Le Pompeiane al bagno" e l’"Amleto". Nel 1870 in collaborazione con i fratelli Luigi e Angelo affresca "Ra ciasa dei pupe". I tre fratelli volevano lasciare un’opera importante per dimostrare il loro amore per la cultura ladino-ampezzana di cui rappresentano i ritmi della vita dalla fanciullezza alla vecchiaia, unita all’ammirazione per i grandi artisti, poeti e pittori italiani: Dante, Michelangelo, Raffaello, Tiziano e, come omaggio ai turisti inglesi e tedeschi, abituali ospiti nell’albergo Aquila Nera, il ritratto di Shakespeare e Goethe. Nel 1874 nel Duomo di Tarcento, in Friuli, Giuseppe dipinge "l’Assunzione della Vergine" e i quattro Evangelisti. Il terremoto del 1976 distrusse "La confessione di San Luigi Gonzaga a San Carlo Borromeo". Nel 1876 nella Loggia del Lionello a Udine dipinse "La Madonna col Bambino e tre Angeli musicanti". Nel 1879 inizia a vivere a Cortina un terzo periodo e l’anno dopo è a Pieve di Cadore per l’inaugurazione del Monumento a Tiziano per il quale aveva dato il disegno del basamento. Negli anni 1880-83 gli fu affidata la direzione dell’amministrazione e della gestione della Scuola d’Arte di Cortina. Nel 1883 è a Feletto Umberto, Udine, per dipingere nella chiesa la "Pala con San Giuseppe", tra il 1892-95 dipinge nella lunetta d’ingresso della chiesa della Madonna della Salute di Cadìn a Cortina "Le anime purganti", la sua ultima opera. Don Pietro Alverà scrive che il Ghedina intervenne nel progetto della chiesa "il cui disegno fu fatto dal rinomato don Carlo Atz…però il pittore Giuseppe Ghedina lo dovette modificare giusta la posizione del terreno". Il 12 maggio 1896 Giuseppe Pietro Antonio Ghedina, pittore membro della Regia Accademia di Venezia e Cavaliere della corona d’Italia, morì a Cortina d’Ampezzo di cirrosi epatica. La popolazione partecipò con "solenni dimostrazione di affetto" al dolore della famiglia.

 

 

 

7) GIOVANNI MARIA GHEDINI (1829 – 1882), fondatore della Scuola Industriale

Nato a Cortina il 19 marzo 1829 da genitori che vivevano lavorando la campagna e in falegnameria. Dopo aver frequentato la Scuola Popolare, trascorse un anno a Niederdorf per imparare la lingua tedesca, "guadagnandosi la spesa in una famiglia di contadini", com’era abitudine per tanti ragazzi ampezzani.

Tornato in paese frequenta assiduamente la Scuola di disegno e sotto la guida di don Pescosta si distingue come scolaro modello. Sono del 1840 e del 1850 due disegni di Cortina, opera del Ghedini. Stefano Zardini nel fotografarli scoprì due annotazioni vergate dallo stesso Ghedini: 1. "Disegno del medesimo all’epoca in età di 15 anni. Cortina con Pomagagnon quando esisteva ancora il vecchio campanile nell’anno 1844".- 2. "Disegno a matita eseguito da Giammaria Ghedini, iniziatore benemerito delle I. R. Scuole Industriali in Cortina d’Ampezzo. Cortina col Col Rosà dopo la demolizione del vecchio campanile". Nel 1848 ottiene il titolo di distinto e il primo premio.

L’8 dicembre 1849 don Cipriano Pescosta abbandona ogni incarico in Ampezzo. Nello stesso giorno rilascia al suo miglior discepolo Gian Maria Ghedini un diploma di frequenza e di benemerenza: "ATTESTATO. Il sottoscritto attesta che G. Maria Ghedini figlio di Giacomo a Cortina abbia frequentato per cinque anni la scuola privata comunale di Disegno con somma diligenza e costumi esemplari, e che egli abbia imparato a preferenza di tutti gli altri il Disegno

I a Copia: di Ornato a mano libera, ottimamente, di Architettura civile, ottimamente.

II di propria invenzione di Architettura comune, ottimamente.

III per istruire: nel Disegno di qualunque mestiere, ottimamente. La sua capacità e l’amore per questi oggetti è ottima. Cipriano Pescosta Maestro privato comunale di Disegno".

Dal 1850 al 1852 dirige la Scuola come maestro di disegno. Don Cipriano s’era trasferito a Trento per motivi di salute. Dal 1 aprile 1853 al 15 agosto 1854 Ghedini frequenta l'Accademia delle Belle Arti di Venezia, ma interrompe gli studi per mancanza di denaro. Torna a Cortina e cerca un lavoro.

Il 1 dicembre 1854 la Magnifica Comunità gli propone di tornare all’Accademia per completare il corso e gli paga le spese. Ai primi di gennaio 1856, terminato il corso, riapre la Scuola e vi sistema il suo studio. Ha come collaboratori Giuseppe Ghedina, maestro di filigrana e Giacomo Apollonio, maestro di falegnameria e intarsio. Introduce oltre al disegno, l'intaglio e la scultura, l'ebanisteria, il mosaico e la filigrana. Nel retro di un disegno di Cortina, datato 1838, lui stesso scrive: "Nato anno 1829 \ Fondatore Scuola d’Arte \ in Cortina nato anno \1829"; per due volte in apertura e chiusura viene ripetuta la data di nascita e sottolinea il fatto d’essere il fondatore della Scuola Industriale al posto del suo maestro, don Pescosta.

Nel 1869 la Scuola vinse una medaglia d’argento all’Esposizione agricolo-industriale e Belle Arti di Padova. Nel 1872 La Scuola ottenne una medaglia di bronzo all’Esposizione Industriale di Treviso. Nel 1873 La Scuola ricevette alla Mostra Internazionale di Vienna, una medaglia di merito per la filigrana e una menzione onorevole per l’intarsio.

Nel 1868 l’ing. Firmiliano Gaspari scrisse: "Confrontando l’istruzione pubblica d’Ampezzo con quella degli altri Comuni e dicasi pure di quasi tutti i Comuni, avuto anche riguardo alla condizione degli abitanti, noi troviamo argomento di conforto, essendo essa fra noi in condizioni assai migliori che negli altri paesi. E difatti credo non trovarsi altro Comune come il nostro nel quale tutti gli abitanti senza eccezione alcuna sappiano leggere, scrivere, comporre e fare i conti. Ciò devesi unicamente alla provvidissima legge che rende obbligatoria a qualunque persona l’istruzione, e ai mezzi che offre il Comune per facilitarla e renderla possibile a tutti. Però senza aumentare di molto le spese, introducendo qualche modificazione, anche la pubblica istruzione può migliorare di molto, E principale miglioramento consiste nella scelta dei maestri".

Nel 1874 Ghedini venne nominato Direttore della "Scuola Industriale" governativa e redige uno Statuto. Fu il primo laico ad avere la direzione di una scuola, prima d’allora prerogativa del clero. Nel 1876 venne aperta una sezione di falegnameria diretta da Giacomo Apollonio e il 23 settembre Ghedini scrisse un’importante relazione sulla scuola. L’anno seguente prese possesso della nuova sede ricavata dal Casino del Bersaglio, luogo di esercitazione degli Standschutzen. Nel 1878 la Scuola ricevette una medaglia d’oro all’Esposizione Mondiale di Parigi. Nel 1880 la Scuola partecipò all’Esposizione Provinciale di Graz.

Nel 1882 il signor Coddington insegnò il tar-kashi al maestro Giuseppe Lacedelli de Ròne. Ghedini fornì la Scuola degli strumenti necessari e di modelli in gesso, in legno e diversi libri d’arte e mestieri. Morì il 12 gennaio 1882. Nella "Memoria" si legge: "Funse per molti anni quale Maestro di disegno presso la Capo Scuola in Cortina e dal 1874 in poi quale Direttore e Maestro d’intaglio nelle i.r. Scuole industriali. Il suo carattere docile, l’amabilità dei modi e le vaste sue cognizioni tecniche, gli valsero ognora la stima generale". Dalla Scuola Industriale uscirono tanti artigiani, grazie all’impronta lasciata da questo bravo maestro. Sulla facciata dell’albergo Ancora è ricordato con questa iscrizione:

QUI

L’ANNO MDCCCXXIX NACQUE

GIAMMARIA GHEDINI

DELL’INDUSTRIA DEL LEGNO E DELLA

SCUOLA INDUSTRIALE D’AMPEZZO

INIZIATORE BENEMERITO

TESTIMONIANZA DI GRATITUDINE VOLLE

MDCCCLXXXII

 

 

 

 

8) ANDREA CONSTANTINI "Dèa Zìma" (1834 – 1918), maestro e direttore Corpo musicale

Il suo nome è legato a due importanti istituzioni: la Scuola Popolare, di cui fu Direttore per quarant’anni e la Banda Cittadina, che diresse per tanti anni. In Ampezzo la musica è stata sempre tenuta in grande considerazione. In molte famiglie si trovava uno strumento musicale e gli spartiti venivano copiati con entusiasmo per eseguire buona musica nelle circostanze più varie. La musica inoltre era legata alle feste religiose e alla liturgia. Le autorità erano accolte con un coro di strumenti. Nei documenti di processi del sec. XVII si parla: "violino con una compagnia per suonar" (1671); "cornetta o trombetta e due violini, per doniar a Mandres" (1681), ecc.

Lo storico don Alverà accerta che il Parroco don Giampaolo Zandonella scrive che il Patriarca e Cardinale Dionisio Delfino fu accolto in Ampezzo il 2 agosto 1701 con dispiegamento di strumenti musicali dai soldati "e da un doppio coro di strumenti, salve di moschetteria e di mortari ecc".

Agli inizi dell’Ottocento esisteva in Ampezzo una fanfara, cioè un complesso di ottoni e di altri strumenti a percussione. Un documento dell’archivio del Comune certifica che a don Andrea Colle e a sedici musicanti furono pagati 14 fiorini come risarcimento delle spese sostenute per accogliere a Cortina d’Ampezzo nel 1820 l’Arciduca d’Austria, Ranieri (1783-1853), poi Viceré del regno Lombardo Veneto. Nel 1849 morì il maestro ed organista Giovanni Antonio Constantini e fino al 1851 l’organo fu suonato da don Giovanni Maria Barbaria. Gli successe un certo maestro Huber fino al 1854. In quella circostanza Andrea Constantini, divenne maestro della Scuola Popolare, organista e maestro di musica. Nel 1860 "Dèa Zìma" ebbe il merito di riordinare la fanfara già esistente. Radunò attorno a sé tutti gli appassionati di musica formando un vero "Corpo musicale" di circa trenta componenti. Il regolamento disciplinare elaborato nel 1861 in forma non ufficiale, costituisce l’anno di fondazione del gruppo. Dèa Zìma iniziò accanto alla "Scuola Popolare" una Scuola di Musica per insegnare solfeggio e un primo approccio ad alcuni strumenti. Gli aderenti furono tanto numerosi che il maestro scelse i migliori per inserirli in un gruppo. E’ del 1863 una rarissima fotografia che mostra 37 elementi, primo elenco dei "Soci fondatori" del primo Corpo musicale d’Ampezzo guidati dal maestro "Dèa Zìma". Nel 1869 il Comune incominciò a sostenere economicamente la banda cittadina, che tuttavia trovava sostegno nei privati e dai villeggianti. Nel 1880 ad Andrea Constantini subentrò un certo Hermann il quale nel 1883 accompagnò e diresse il corpo bandistico a Vienna in occasione di un importante raduno folkloristico.

Nel 1892 gli successe Antonio Bigontina e nel 1895 Arcangelo Dandrea Pòdar. Don Pietro Alverà indica il 1897 l’anno di fondazione della "Società Volontaria della Banda Musicale" con uno Statuto approvato dall’autorità governativa. Nel 1900 la cassa della banda contava 3.000 Corone.

Fino al 1910 la banda fu diretta da Giovanni Ghedina Crépo, poi da Angelo Rinaldi di Longarone. Nel periodo della guerra 1914-18 il gruppo si sciolse e fu ricostituito nel 1919 da Giovanni Ghedina Crépo. Nel 1918 morì Andrea Constantini, "Dèa Zima".

Accanto al corpo musicale in Ampezzo era molto fiorente la "Schola cantorum" che si esibiva in chiesa ogni domenica alla messa grande, frequentata dai capi famiglia, e al Vespero. Il canto corale trovò il suo animatore in don Giuseppe Dasser. PAOLO GIACOMEL

 

 

 

9) PAUL GROHMANN (1837 – 1908), esploratore della Valle d’Ampezzo

Paul Grohmann arrivò da Vienna in Ampezzo nel 1862. Appena vide le Dolomiti rimase incantato dalla loro bellezza e meravigliato che nessuno fino a quel momento non le avesse mai scalate. Le guardò e visse con animo romantico; in esse vedeva la natura ancora incorrotta, selvaggia, imponente, un segno concreto della bellezza ideale, del sublime e dell’orrido. Nel 1855 dall’alto del Grossglockner aveva notato le cime dolomitiche promettendosi di conquistarle e affettivamente possederle. Nel 1863 ottenne il suo primo trionfo. Ritornato in Ampezzo volle scalare la Tofàna di Mezzo assieme a Francesco Lacedelli, noto come Chéco da Melères. Nessuno dei due aveva salito la Tofana. Si lasciarono guidare dall’istinto. Quando l’ampezzano chiese a Paul quale delle due Tofane voleva salire, il viennese rispose: "La cima più alta!". L’animo romantico era ancora ben vivo. Seguirono imprese con altre guide: Angelo Dimai, Santo Siorpaes, Sandro da Melères cacciatori decisi e coraggiosi, ma anche maestri fieri e sicuri della montagna. Senza queste guide Grohmann non avrebbe portato a termine le sue ascensioni. Egli metteva le idee e le iniziative, ma il merito tecnico delle ascensioni spettava tutto alle guide ampezzane. Senza Paul loro non avrebbero imparato a guardare con occhi diversi le bellezze delle loro montagne. Con il viennese i cacciatori divennero portatori dei bagagli dei turisti e poi guide capaci di insegnare le vie più segrete per raggiungere ogni vetta delle Dolomiti. L’incontro arricchì l’uno e gli altri. Paul rimase entusiasta della gente e del paesaggio ampezzano dedicandosi ad altre cime ancora più difficoltose. Nel 1877 in "Wanderungen in den Dolomiten" raccontò le sue innumerevoli ascensioni. Da allora aumentarono i turisti. Di molte montagne e località indicò l’altitudine, spesso diversa da quella proposta dall’I. R. Istituto geografico militare e da altri esperti altimetristi. Con le sue imprese contribuì a creare turisticamente Ampezzo, rendendola famosa nel mondo. Nel 1873 ricevette la cittadinanza onoraria d’Ampezzo. Grohmann fu un grande pioniere dell'alpinismo dando un grandissimo contributo all’immagine turistica di Cortina. Gli fu dedicata una targa e nel 1935 una via in sua memoria.

 

 

 

10) ALEXANDER GIRARDI (1850 – 1918), cantante di Operette viennesi

Nato a Graz nel 1850, figlio di un fabbro di Cortina e di una madre austriaca: Amante del bel canto, essendo apprendista d’un fabbro del luogo, cantava spesso anche nelle ore di lavoro. Fu notato da molti per il timbro di voce. Ebbe la fortuna di avere tanti amici e di poter far parte d’una compagnia di comici popolari. Occhi vivaci, capelli neri, voce stentorea, esercitava un fascino magnetico. Mancando d’istruzione musicale, frequentò degli studi portandosi a un buon livello espressivo. Entrò a far parte delle Operette viennesi e della commedia popolare austriaca divenendo un vero mito del palcoscenico. Faceva impazzire il pubblico modulando con arte la sua voce e volteggiando con eleganza nei walzer. Lo chiamavano "Xandl" oppure "Radì" giocando con i diminutivi del nome e del cognome. Aveva conquistato il cuore del pubblico che lo sentiva come il suo interprete più autentico e appassionato. Si diceva che Girardi prima ancora dei personaggi del melodramma, metteva in scena se stesso con l’entusiasmo, l’allegria, la forza drammatica, i suoi amori appassionati e disperati dando così credibilità alla finzione scenica.

Nel 1892 a Vienna, vestito da contadino ungherese partecipò alla prima dell’Operetta "Lo zingaro barone" diretta dal maestro Johann Strauss. Il suo bel canto entusiasmò il pubblico. La platea era talmente in visibilio che lo stesso maestro volle congratularsi con lui. Alexander, smarrito dall’emozione, rimase senza parole. Perfino l’Imperatore Francesco Giuseppe volle conoscere personalmente un attore spassosissimo di cui tutta Vienna parlava con ammirazione. Girardi iniziò il pranzo molto imbarazzato. Ad un certo punto l’Imperatore gli chiese: "Mi sono state raccontate tante cose di Voi, del Vostro spirito. Me ne ero così rallegrato…" E Girardi: "Vorrei sapere, Maestà, se voi sareste tanto allegro e pieno di spirito a dover sedere a tavola con l’Imperatore D’Austria?!". L’imperatore rispose con una risata liberatoria. Girardi divenne un personaggio gradito a corte e la sua fama si propagò in tutta l’Austria. Morì a Vienna nel 1918.

 

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